Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri
zoonosi

28 settembre: “World Rabies Day”

La giornata è stata istituita allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza dell’impatto di questa malattia sull’uomo e gli animali. La rabbia è una malattia infettiva sostenuta da un virus, è una zoonosi,  si  trasmette all’uomo attraverso il contatto con la saliva di animali infetti.

La rabbia può essere controllata attraverso strategie di eradicazione e di prevenzione dell’infezione, con la vaccinazione degli animali e delle persone esposte al rischio.

La prevenzione più efficace al controllo della rabbia implica l’approccio One Health,  che significa promuovere una collaborazione tra i settori umano, animale e ambientale.

Tutte le persone che vengono a contatto con animali sospetti di rabbia, sia in vita che morti, devono adottare delle misure di protezione idonee ed i prelievi per la diagnosi devono essere effettuati da personale autorizzato.

Per approfondimenti visita la nostra pagina “La rabbia”

15 giugno, si è chiuso il ciclo “Focus della conoscenza”

Il ciclo  “Focus sulla conoscenza“, si è chiuso   il 15 giugno, con il webinar: 

“Rapporto del 2020 sulle zoonosi nell’Unione Europea”

Nel I semestre di quest’anno il personale e i ricercatori dell’IZS Lazio e Toscana hanno presentato argomenti scientifici di attualità nelle aree della sanità e benessere animale, sicurezza alimentare, igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche, metodi di laboratorio, tutte frutto delle attività di diagnostica e di ricerca svolte.

 

I seminari, sotto forma di webinar e aperti all’esterno dell’Istituto, hanno registrato una elevata partecipazione e interesse.

 

Trichinella in una lupa in provincia di Arezzo

I laboratori della sezione di Arezzo dell’IZS Lazio e Toscana hanno riscontrato larve di Trichinella britovi (come da conferma del Laboratorio nazionale di Riferimento presso l’Istituto Superiore di Sanità) nel muscolo tibiale anteriore di una lupa trovata morta nel comune di Subbiano, probabilmente a seguito di trauma stradale.

Nelle regioni Toscana e Lazio vi sono state altre segnalazioni del parassita negli scorsi anni:

  • marzo 2013: riscontro di larve Trichinella in una volpe ancora in provincia di Arezzo
  • gennaio 2013: ventisei persone, tra cacciatori e loro familiari, sono state colpite da trichinellosi nell’Alta Val del Serchio a seguito dell’ ingestione di salsicce di cinghiale crude contaminate;
  • Nella stagione venatoria 2019-2020 la sezione di Latina dell’IZS Lazio e Toscana ha identificato larve di Trichinella nelle carni di cinghiali abbattuti a caccia, poi identificate come appartenenti alla specie Trichinella britovi.

 

La trichinellosi

 

 

La trichinellosi è una grave zoonosi (malattie trasmissibili dagli animali all’uomo)  causata da vermi cilindrici (nematodi) appartenenti al genere Trichinella, un parassita che inizialmente si localizza a livello intestinale per poi dare origine a una nuova generazione di larve che migrano nei muscoli, dove poi si incistano.

Il parassita è in grado di infestare i mammiferi, gli uccelli e i rettili, soprattutto i carnivori e gli onnivori (maiale, volpe, cinghiale, cane, gatto, uomo).

 

Modalità di trasmissione

La trasmissione all’uomo avviene esclusivamente per via alimentare, attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta contenente le larve del parassita.
In Italia, il veicolo di trasmissione è la carne suina (maiale o cinghiale), equina e più raramente di carnivori selvatici (volpe). L’infestazione  non si trasmette da persona a persona.
Il periodo di incubazione è generalmente di circa 8-15 giorni, ma può variare da 5 a 45 giorni a seconda del numero di parassiti ingeriti.


Sintomi

Nell’uomo il quadro clinico varia dalle infezioni asintomatiche a casi particolarmente gravi, con alcuni decessi. La sintomatologia classica è caratterizzata da diarrea (che è presente in circa il 40% degli individui infetti), dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle palpebre superiori, fotofobia e febbre.


Prevenzione

La prevenzione si base su misure igienico-sanitarie:

  • consumere la carne  ben cotta, in modo che le eventuali larve presenti vengano inattivate o distrutte dal calore (è sufficiente 1 minuto a 65°C). Il colore della carne deve virare dal rosa al bruno;
  • la selvaggina e i maiali macellati a domicilio devono essere esaminati da un veterinario per determinare l’eventuale presenza delle larve del parassita nelle carn;
  • se non è noto se la carne è stata sottoposta a esame trichinoscopico, è bene congelarla per almeno 1 mese a -15°C: un congelamento prolungato, infatti, uccide le larve
  • nel caso si allevino maiali, impedire che mangino la carne cruda di animali, anche ratti, che potrebbero essere stati infestati dal parassita
  • quando si macella la propria carne in casa, pulire bene gli strumenti;
  • salatura, essiccamento, affumicamento e cottura nel forno a microonde della carne non assicurano l’uccisione del parassita.

 La normativa europea

Regolamento di esecuzione (UE) 2015/1375  che definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichinella nelle carni.

 

Prevenire l’infestazione da Baylisascaris procyonis: Video e Brochure

A seguito del ritrovamento del parassita Baylisascaris procyonis (nematodi, vermi cilindrici) in procioni della zona del Casentino (AR),  l’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana e la Regione Toscana hanno preparato dei materiali divulgativi allo scopo di divulgare e rendere note le informazioni principali inerenti la malattia

La baylisascariasi è una rara ma grave zoonosi (malattie trasmissibili dagli animali all’uomo), che nelle persone è caratterizzata da evoluzione clinica molto severa legata alla migrazione delle larve del parassita nell’organismo.

 

Le brochure :

 

 

Per approfondire:
OIE (World Organisation for Animal Health)
CDC  (Center for Disease Control and Prevention – USA)

Baylisascaris procyonis: prima segnalazione in Italia in procioni nel Casentino (Arezzo)

Baylisascaris procyonis è un nematode endemico del Nordamerica e sporadicamente segnalato in altri Paesi. In Italia è stato segnalato per la prima volta nel 2021 in cinque procioni abbattuti nel territorio del Casentino (AR).

L’infestazione è tipica del procione (ospite definitivo) e occasionalmente di altri carnivori, tra cui il cane, nei quali decorre in modo asintomatico con lo sviluppo di nematodi adulti nell’intestino tenue (20-22 cm le femmine e 9-11 cm i maschi).

Numerosi ospiti paratenici (principalmente roditori, lagomorfi e uccelli selvatici) possono infestarsi sporadicamente attraverso l’ingestione di feci contenenti uova infettanti.
Operatori che a vario titolo manipolano procioni e  soggetti di età pediatrica possono contagiarsi attraverso l’ingestione accidentale di feci o di materiale contaminato da feci.

La maggior parte dei casi di contagio umano è stata riportata negli Stati Uniti.
Nonostante la baylisascariasi sia una rara zoonosi, la malattia nell’uomo è caratterizzata da evoluzione clinica molto grave legata alla migrazione larvale.

I sintomi sono aspecifici: febbre, letargia e nausea possono svilupparsi già una settimana dall’esposizione. Le larve migrano attraverso una grande varietà di tessuti (fegato, cuore, polmoni, cervello, occhi) producendo una sindrome da larva migrans viscerale e larva migrans oculare, simili alla toxocariasi. Tuttavia, prediligendo il sistema nervoso centrale, a differenza delle larve di Toxocara, quelle di Baylisascaris si sviluppano fino a grandi dimensioni determinando gravi lesioni. Le anomalie neurologiche tendono a comparire da 2 a 4 settimane dopo l’ingestione di uova infettanti, come esito della meningoencefalite eosinofila, e comprendono alterazione dello stato mentale, irritabilità, anomalie cerebellari, atassia, stupor e coma.

I trattamenti elminticidi sono spesso inefficaci a causa dei ritardi nella diagnosi e della scarsa attività larvicida nei confronti delle larve a localizzazione encefalica.
Pertanto, l’informazione e la prevenzione sono strumenti necessari per limitare il contagio.

L’IZS Lazio e Toscana ha elaborato per la Regione Toscana delle  Procedure operative per la manipolazione dei procioni e delle carcasse durante le fasi di abbattimento e cattura per prevenire il rischio di trasmissione all’uomo.

 

 

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