Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Baylisascariasi

 

 

Cos’è la Baylascariasi

La baylisascariasi è una rara ma grave zoonosi emergente, causata da Baylisascaris procyonis, verme nematode il cui ospite definitivo è il procione. Nelle persone è caratterizzata da evoluzione clinica molto severa legata alla migrazione delle larve del parassita nell’organismo. Endemico nel Nordamerica, è stato  segnalato in Italia per la prima volta nel 2021 in cinque procioni nel territorio del Casentino (AR).

Ciclo di Baylisascaris

 

 

 

 

Il ciclo e le modalità di trasmissione

L’ infestazione è tipica del procione e occasionalmente di altri carnivori, tra cui il cane, nei quali decorre in modo asintomatico. Ospiti paratenici , attraverso i quali l’agente è trasferito meccanicamente e dove non compie alcun sviluppo,  come

  • roditori,
  • lagomorfi
  • uccelli selvatici

si possono infestare sporadicamente. Le uova ingerite da questi ospiti, emesse dai procioni attraverso le feci, si schiudono, le larve migrano in diversi organi e tessuti dell’animale. Il ciclo si completa nel  momento in cui i procioni si nutrono di questi animali; le larve ingerite si svilupperanno infatti nella forma adulta nell’intestino del procione, le uova  prodotte, vengono emesse con il materiale fecale, andando a contaminare l’ambiente.

 

Nelle cosiddette latrine (siti dove il procione defeca) la concentrazione di uova puo’ essere elevatissima. Particolare attenzione va posta al mantello (soprattutto in zona perianale) e alle zampe degli animali, aree frequentemente contaminate.

 

Le persone si possono infestare con Baylisascaris procyonis ingerendo accidentalmente le uova presenti nel terreno, nell’acqua o su oggetti contaminati dalle feci di procione; sono estremamente resistenti nell’ambiente, sopravvivendo al congelamento per mesi e mantenendo inalterato il potere infestante per anni.

 

I bambini, soprattutto i più piccoli, corrono un rischio maggiore di esposizione, poiché portano facilmente le mani sporche alla bocca. Possono essere esposti al contagio anche operatori che, a vario titolo, manipolino i procioni. Le uova ingerite si schiudono nell’intestino della persona e le larve migrano in diversi organi e tessutim (fegato, cuore, polmoni, cervello, occhi) producendo una sindrome da larva migrans viscerale e larva migrans oculare, simili alla toxocariasi. A differenza delle larve di Toxocara, quelle di Baylisascaris raggiungono grandi dimensioni, prediligendo come  bersaglio il Sistema Nervoso Centrale.

 

 

La malattia nell’uomo

La sintomatologia iniziale è aspecifica ( febbre, letargia e nausea); dopo circa due settimane, se le larve raggiungono il Sistema Nervoso Centrale, puo’ comparire una sintomatologia nervosa caratterizzata da alterazione dello stato mentale, irritabilità, anomalie cerebellari, atassia, stupor e coma. L’infezione non si trasmette da uomo a uomo. La maggior parte dei casi di contagio umano è stata in ogni caso riportata negli Stati Uniti.

I trattamenti elminticidi sono spesso inefficaci a causa dei ritardi nella diagnosi e della scarsa attività larvicida nei confronti delle larve a localizzazione encefalica.
Pertanto, l’informazione e la prevenzione sono strumenti necessari per limitare il contagio.

 

La Prevenzione

Nelle aree interessate dal problema sono applicati dei protocolli di sorveglianza da parte delle Autorità competenti volti al controllo sulle seguenti specie:

  • Tutte le specie di uccelli soggetti a mortalità anomale
  • Roditori (topi, ratti, arvicole, nutrie, istrici, scoiattoli ecc)
  • Lagomorfi (lepri, minilepri, conigli selvatici)
  • Mustelidi (tassi, faine, donnole ecc)
  • Canidi selvatici (lupi, volpi)

Comuni sottoposti a sorveglianza passiva per B.procyonis (prodotta da Mezher Z.-OEVRT con QGIS; fonte dei dati: Cartoteca della Regione Toscana (aggiornato al 26  luglio 2021)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indicazioni  rivolte principalmente a coloro i quali per diletto o per lavoro frequentano le aree dove si trovano i procioni, come operatori agro-zootecnici, cacciatori e privati cittadini:

si raccomanda di:

  • Utilizzare buone prassi igieniche (non portarsi mani sporche alla bocca, lavare spesso le mani, lavare frutta e verdura prima di consumarla…). Tali accorgimenti non annullano ma riducono il rischio di contaminazione;
  • Segnalare alle autorità competenti (ASL, Polizia Provinciale, Carabinieri Forestali) eventuali avvistamenti di procioni o la presenza di carcasse delle specie sensibili;
  • Evitare il contatto con i procioni o con le loro latrine;
  • Evitare che cani di proprietà si alimentino con carcasse di specie sensibili;
  • Non somministrare visceri o carni di selvaggina crudi o poco cotti agli animali di proprietà;
  • Rivolgersi al medico veterinario di fiducia per il controllo periodico dei parassiti dei cani di proprietà.

Per gli addetti ai lavori, IZSLT e Regione Lazio hanno proceduto a redigere uno specifico documento:

 Procedure operative per la manipolazione dei procioni e delle carcasse durante le fasi di abbattimento e cattura per prevenire il rischio di trasmissione all’uomo.

Materiali divulgativi di approfondimento preparati da IZSLT e Regione Toscana

Il Video:

In questo breve filmato viene raccontato come è nata la segnalazione in Italia, chi è l’ospite di questo nematode, le modalità di diffusione e le principali indicazioni su come proteggersi dal parassita. Link al Video

Le Brochure:

Fonti e link utili

Per approfondire:
OIE (World Organisation for Animal Health)
CDC  (Center for Disease Control and Prevention – USA)

Articoli prodotti dall’IZSLT sul tema

 

Contatti IZSLT

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