Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri
equini

West Nile in Europa nel 2019: ad oggi nessun caso nell’uomo e un focolaio negli equini

L’ European Centre for Disease Prevention and Control (EDCC) segnala l’assenza di casi di West Nile nell’uomo e un focolaio negli equini,  in Grecia,   dall’inizio della stagione di trasmissione  (“transmission season”) del 2019 ad oggi nei Paesi europei e in quelli confinanti.

Nel 2018 erano già comparsi diversi casi nello stesso periodo.

West Nile nel 2018 in Europa

Nel 2018 sono stati registrati nell’ uomo un numero di casi maggiore che negli anni precedenti.
Il  totale di casi autoctoni, pari a n.  2083, è stato molto superiore al numero totale dei sette anni precedenti (n. 1832).
L’incremento più elevato, rispetto alla precedente stagione di trasmissione, è stato segnalato in Bulgaria, Francia e Italia.

Negli equini sono stati riscontrati 285 focolai di West Nile nei Paesi della UE: 149 in Italia, 91 in Ungheria, 15 in Grecia, 13 in Francia, 9 in Spagna, 2 in Austria, 2 in Romania, 2 in Germania, 1 in Slovenia and 1 in Portogallo. Si tratta di un incremento del 30% rispetto alla stagione del 2018.

Approfondimenti: Centro di Referenza Nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali (CESME), www.izslt.it/west-nile

Influenza equina: focolai in Europa

Dall’inizio del 2019 sono aumentate le segnalazione di focolai confermati in Belgio, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda,  con la sospensione di manifestazioni equestri in alcuni di questi Paesi.

L’ INFLUENZA EQUINA

L’Influenza Equina (IE) è una malattia respiratoria virale altamente contagiosa notificabile per l’OIE, che colpisce in particolare i cavalli ma può interessare anche asini, muli e zebre.
Un’epidemia di IE può avere un serio impatto sull’industria del cavallo.
L’IE non è considerata una malattia trasmissibile all’uomo.

Agente eziologico

Il virus dell’influenza equina è distinto da quello dell’Influenza umana e dell’Influenza aviaria, seppur presenti molte analogie con quest’ultimi.
L’IE è causata da due sottotipi: H3N8 e H7N7 e all’interno dei quali esistono numerose varianti. Dal 1979 l’unico sottotipo circolante è H3N8.

Trasmissione e diffusione

L’IE è molto contagiosa. Si sottolinea che gli animali possono eliminare il virus prima di presentare sintomi clinici.
Si diffonde principalmente tramite contatto diretto con un animale infetto (tosse, espettorato) ma non è da escludere la trasmissione tramite attrezzature, strumenti, vestiti, alimenti e acqua.
Si stima che il virus possa essere trasportato dalle correnti d’aria anche per alcuni chilometri.

Una volta introdotta, la malattia può determinare gravi epidemie anche a causa del breve tempo di incubazione di uno – tre giorni.
L’alta densità animale e il trasporto di cavalli favoriscono la rapida diffusione dell’IE.

La malattia è considerata endemica in molti paesi ed è presente in tutto il mondo. I soli paesi indenni sono Islanda e Nuova Zelanda.
Nel 2017 molti focolai sono stati riportati in Irlanda, UK, USA, Cina e Giappone. Nel 2018 e 2019, le agenzie di sanità veterinaria riportano focolai (29) in UK, mentre numerosi siti di enti del mondo equestre descrivono dei focolai anche in Irlanda, Francia, Belgio e Germania.

I ceppi ritenuti responsabili dei recenti focolai sono H3N8 Florida clade 1 e 2. Clade 1 è rappresentato dai ceppi A/eq/South Africa/04/2003 e A/eq/Ohio/2003. Clade 2 è rappresentato dal ceppo A/eq/Richmond/1/2007.
Ai fini di una vaccinazione efficace, i vaccini devono contenere ceppi virali appartenenti sia al Florida clade 1 che al clade 2.

Sintomatologia

In animali completamente suscettibili, giovani, non vaccinati e non venuti precedentemente a contatto con virus di campo, la sintomatologia può essere imponente.
I sintomi più comuni sono rappresentati da febbre, tosse secca e scolo nasale. Depressione, inappetenza, debolezza, dolorabilità muscolare sono frequentemente osservate.

La sintomatologia di solito dura pochi giorni; la maggior parte degli animali guarisce completamente in due settimane. Tuttavia, possono instaurarsi delle complicazioni dovute a infezioni secondarie soprattutto a livello polmonare, che esitano in polmoniti e debilitazione generale, causa di un cattivo stato di salute perdurante per mesi.
L’IE è raramente fatale, ma complicazioni e gravi polmoniti possono portare a morte gli animali infetti, specialmente i puledri.

Diagnosi

La sintomatologia e la situazione epidemiologica sono degli ottimi indicatori, ma la diagnosi di laboratorio è essenziale per confermare l’identità del virus al fine di valutare l’omologia con i ceppi vaccinali in uso.
I campioni da prelevare sono tamponi nasali per la ricerca diretta del virus tramite PCR e sangue (doppio prelievo a distanza di due/tre settimane) per la ricerca degli anticorpi ed una valutazione di una sieroconversione tramite la prova di inibizione dell’emoagglutinazione.
Per ulteriori informazioni sulle modalità di prelievo e trasporto dei campioni si può contattare il Centro di Referenza Nazionale delle Malattie degli Equini (0679099353, virologia@izslt.it).

Prevenzione e controllo

La vaccinazione insieme alle misure di biosicurezza sono degli strumenti indispensabili ed ampiamente utilizzati in moltii paesi.
A causa della variabilità dei ceppi virali circolanti e della difficoltà di produrre vaccini in tempi brevi, la vaccinazione può non risultare efficace a prevenire l’infezione. Tuttavia, in questi casi, riduce i tempi di eliminazione del virus, la gravità dei sintomi clinici e dei tempi di recupero.

La copertura di un animale vaccinato è assicurata dall’esecuzione regolare come prescritto dalle indicazioni del foglietto illustrativo e dall’utilizzo di ceppi vaccinali omologhi con quelli responsabili dell’epidemia. Un pannello di esperti OIE stila annualmente una lista dei ceppi utili da inserire nei vaccini (bibliografia).

In caso di notifica di focolai, gli sforzi per prevenire nuovi casi devono essere indirizzati alla stretta osservanza delle misure di biosicurezza e buone pratiche di allevamento, con particolare riguardo all’isolamento degli infetti e al controllo delle movimentazioni. Inoltre pulizia e disinfezione sono le misure da applicare rigorosamente.
Nell’ambiente esterno il virus è facilmente inattivato dai comuni disinfettanti.

L’ Animal Health Trust raccomanda 5 azioni chiave:

  1. Vaccinare – effettuare vaccinazioni complete ed effettuare un richiamo entro 6 mesi dall’ultima dose
  2. Isolare – la biosicurezza è fondamentale in maneggio/allevamento/ippodromo. Isolare i cavalli da introdurre (quarantena), tenere la massima pulizia, disinfettare locali ed attrezzature, isolare i casi sospetti
  3. Investigare – se il proprio cavallo deve partecipare ad un evento sportivo, assicurarsi che l’ente organizzatore attui tutte le necessarie politiche di biosicurezza. In caso di dubbio, non partecipare all’evento
  4. Comunicare – veterinari liberi professionisti e proprietari devono comunicare la presenza di malattia in modo da ridurre al minimo il rischio di diffusione della malattia sia all’interno del maneggio/allevamento/ippodromo sia alle altre strutture
  5. Mitigare il rischio – Non movimentare cavalli da maneggi/allevamenti/ippodromi in cui altri cavalli mostrino sintomi respiratori. Non partecipare a eventi sportivi (concorsi, corse) se non con animali perfettamente vaccinati secondo i ceppi circolanti e sottoposti ad un corretto uso delle vaccinazioni secondo quanto previsto dal foglietto illustrativo.

Link utili e bibliografia

http://www.oie.int/fileadmin/Home/eng/Health_standards/tahm/2.05.07_EQ_INF.pdf

http://www.oie.int/index.php?id=169&L=0&htmfile=chapitre_eiv.htm

http://www.oie.int/en/scientific-expertise/specific-information-and-recommendations/equine-influenza/

https://www.aht.org.uk/news/statement-on-equine-influenza-outbreaks-in-vaccinated-horses

https://inside.fei.org/system/files/Equine%20Influenza%20Outbreaks%20-%20QA%20-%20final_0.pdf

Ricerca scientifica – Pubblicazione “Genetic diversity of Theileria equi and Babesia caballi infecting horses of Central-Southern Italy and preliminary results of its correlation with clinical and serological status”

I ricercatori del Centro di Referenza Nazionale per le malattie degli equini  dell’IZS Lazio e Toscana, in collaborazione con colleghi di altre istituzioni scientifiche , hanno recentemente pubblicato l’articolo

Genetic diversity of Theileria equi and Babesia caballi infecting horses of Central-Southern Italy and preliminary results of its correlation with clinical and serological status

G. Manna a,⁎, A. Cersini a, R.  Nardini a, L. Elisa B. Del Pino b, V. Antognetti a, M.  Zini a, R. Conti a, R. Lorenzetti a, V. Veneziano c, G. L. Autorino a, Maria TeresaScicluna a

a Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle regioni Lazio e Toscana, Via Appia Nuova 1411, 00178, Rome, Italy
b Complutense University of Madrid, Madrid, Spain
c Department of Veterinary Medicine and Animal Productions, University of Naples Federico II, Via F. Delpino, 1, 80137, Naples, Italya

Ticks and Tick-borne Diseases 9 (2018) 1212–1220

Abstract (traduzione dall’inglese)
Babesia caballi e Theileria equi, patogeni trasmessi dalle zecche e responsabili della piroplasmosi equina, infettano la famiglia degli Equidi in cui causano significativi danni sanitari ed economici. Inoltre, la piroplasmosi equina è inclusa nell’elenco delle malattie soggette a notifica da parte del World Organization for Animal Health (OIE) con la possibilità di limitazioni della movimentazione per i soggetti positivi.

Nello studio sono stati esaminati trentanove campioni di sangue intero con EDTA raccolti nel 2013 e 2014 da cavalli sintomatici e asintomatici dell’Italia Centro-Meridionale, scelti per la loro forte positività alle Real Time (RT) PCR aventi target nel gene del 18S rRNA e specifiche per ogni piroplasma e/o perché risultavano avere esiti discordanti ELISA sierologici/18S rRNA RT-PCR.

Su tutti i campioni è stata inoltre eseguita una nested PCR che amplifica la regione ipervariabile V4 del gene 18S rRNA di entrambi i piroplasmi.

Campioni di T. equi positivi sono stati anche analizzati con una PCR avente come target il gene dell’antigene 1 del merozoita (EMA-1). Le sequenze ottenute sono state trenta per T. equi, 25 delle quali per la regione ipervariabile V4 del gene 18S rRNA e 13 per il gene EMA-1, con otto campioni positivi per entrambi i target, mentre sono state ottenute solo sei sequenze del gene 18S rRNA per B. caballi.

Dall’analisi filogenetica si è ottenuto che: le sequenze del gene 18S rRNA della T. equi costituiscono tre cluster, A (15), B (9) e C (1) così come sono tre cluster delle sequenze di B. caballi, A (1), B1 (3) e B2 (2). Le sequenze per il gene EMA-1 di T. equi costituiscono due cluster: A (11) e in B (2).

Similmente ad altri autori, il nostro studio conferma che, sia per le sequenze di T. equi che di B. caballi, la variabilità genetica non è associata al luogo di isolamento.

Utilizzando il test esatto di Fisher abbiamo valutato l’associazione tra cluster filogenetici del gene 18S rRNA della T. equi e ciascuna delle seguenti variabili: segni clinici, risultati discordanti di ELISA sierologica/18S rRNA RT-PCR e negatività per T. equi EMA-1. I diversi gruppi sono risultati statisticamente correlati rispetto alla presenza di segni clinici (meno presenti nel gruppo B), alla negatività ELISA/positività 18S rRNA RT-PCR (più campioni sieronegativi nel gruppo B). Nessuna analisi statistica è stata eseguita per il B. caballi in quanto il numero di sequenze disponibili era insufficiente e per le sequenze EMA -1 quasi tutte raggruppate nello stesso cluster.

I risultati ottenuti forniscono ulteriori informazioni sulle sequenze di T. equi e B. caballi che potrebbero anche essere utilizzate per verificare le prestazioni dei metodi sierologici e di diagnostica molecolare.

 

Articolo completo: https://authors.elsevier.com/a/1XKby,gioayF5e