Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Tularemia

Cos’è
La tularemia è una zoonosi causata dal batterio Francisella tularensis, piccolo Gram-negativo, aerobio, non sporigeno della famiglia delle Francisellaceae.

F. tularensis ha un ampio spettro d’ospite e infetta principalmente lagomorfi (lepri e conigli) e roditori, ma può infettare anche altri mammiferi, uccelli ed artropodi (diverse specie di zecche, tafani, zanzare e pulci) che possono fungere da vettori dell’infezione.

Sulla base di caratteristiche colturali, epidemiologiche e di virulenza sono riconosciute 4 sottospecie, di cui due sono considerate clinicamente rilevanti:
Francisella tularensis subsp. tularensis (Type A), diffusa in Nord America e considerata la sottospecie più virulenta e Francisella tularensis subsp. holarctica (Type B), diffusa in tutto l’emisfero Settentrionale, Europa ed Italia comprese.

In Italia, secondo il Regolamento di Polizia veterinaria (D.P.R. 8 febbraio 1954, n. 320) la malattia è soggetta a notifica obbligatoria. I casi rilevati negli animali devono essere segnalati dai Servizi Veterinari ai Servizi di Igiene e vige la reciprocità d’informazione tra medici e veterinari.

Tale batterio è tra gli agenti biologici potenzialmente utilizzati a fini di bioterrorismo.

Trasmissione

In natura il mantenimento dell’agente patogeno è sostenuto fondamentalmente da artropodi ematofagi, in particolare zecche della famiglia delle Ixodidae.

La trasmissione all’uomo e agli animali avviene tramite il morso di zecche e tafani, ma anche tramite il contatto diretto con l’animale infetto (secreti, escreti, organi, tessuti), l’ingestione di alimenti o acqua contaminati e l’inalazione di polveri o aerosol contaminati.

La tularemia nell’uomo è una malattia strettamente connessa agli habitat rurali; particolarmente a rischio risultano soggetti quali cacciatori, guardiacaccia, veterinari, etc che manipolano animali vivi/morti (lagomorfi, roditori) e che possono infettarsi per contatto diretto attraverso la cute non integra o le mucose anche integre.
La dose infettante è piuttosto bassa, pertanto si sottolinea l’importanza dell’uso di dispositivi di protezione adeguati durante la manipolazione di carcasse o di materiale biologico potenzialmente infetto.

Secondo l’Allegato XLVI del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81, F. tularensis è classificato come agente biologico del gruppo di pericolo 3, pertanto i laboratori che manipolano tale agente biologico devono rispettare le adeguate misure di biosicurezza (Livello di Biosicurezza 3). La trasmissione interpersonale della malattia ad oggi non è stata dimostrata.

La bassa dose infettante insieme all’elevato potere patogeno e alla facilità di disseminazione (aerea, idrica), supportano il potenziale utilizzo di tale agente biologico a fini di bioterrorismo.

Sintomatologia e quadro anatomo-patologico

Negli animali il quadro clinico della tularemia non comprende elementi caratteristici utili ai fini della diagnosi.

Nelle specie selvatiche più sensibili il decorso della malattia è generalmente caratterizzato da una grave depressione a cui segue una setticemia fatale. In questi casi l’animale può mostrare un comportamento insolito e talvolta può essere avvicinato e catturato agevolmente, eventualità che si raccomanda di evitare, in quanto il contatto con animali rappresenta un’occasione di contagio per l’uomo.

All’esame anatomopatologico gli animali che sono venuti a morte per una forma acuta sono generalmente in buone condizioni generali.
La lesione più caratteristica è la splenomegalia, insieme ad altri segni di setticemia caratterizzati da focolai biancastri di necrosi distribuiti nel fegato, nel midollo osseo e nella milza. I linfonodi, soprattutto quelli delle cavità addominale e toracica e quelli che drenano dalle estremità sono spesso colpiti da foci di necrosi caseosa. I polmoni sono spesso congesti ed edematosi, con segni di polmonite e pleurite fibrinosa.

La maggior parte delle specie domestiche di solito non manifesta segni di infezione da tularemia, ma sviluppa anticorpi specifici contro l’organismo a seguito dell’infezione.  Casi clinici, dovuti principalmente alla subspecie Francisella tularensis subsp. tularensis, sono stati riscontrati soprattutto nelle pecore e nei gatti”.

Nell’uomo la malattia varia da forme localizzate a forme molto gravi di setticemia o polmonite, anche in funzione della via di trasmissione. Si riconoscono sei forme cliniche principali: forma ulceroghiandolare, ghiandolare, oculoghiandolare, faringotonsillare, setticemica e polmonare.
Il periodo di incubazione è generalmente breve (3-5 giorni) e l’esordio brusco con febbre, brividi, spossatezza, cefalea, dolori muscolari e nausea. Possono essere presenti ulcere o ascessi nel sito di inoculazione (raro negli animali) e gonfiore dei linfonodi regionali.
In Europa dove l’infezione è sostenuta da F. tularensis subsp. holarctica, la prognosi è generalmente benevola con una durata media della malattia di 2-3 settimane.

Diagnosi

La manipolazione di campioni biologici potenzialmente contaminati da F. tularensis dovrebbe essere eseguita rispettando criteri di biosicurezza per agenti di pericolo di classe 3.

Il rinvenimento in aree endemiche di animali morti o facilmente avvicinabili di specie selvatiche particolarmente sensibili all’infezione (lagomorfi e roditori) può far sospettare la possibilità di tularemia.

Nell’uomo la diagnosi si basa su un quadro anamnestico che riferisca il morso o la puntura di artropodi, il contatto con animali o carcasse potenzialmente contaminate, l’ingestione di alimenti o acque potenzialmente contaminate e sul quadro clinico.

Le analisi di laboratorio consistono nella ricerca del batterio a partire da matrici quali fegato, milza, polmone, rene, midollo osseo, sangue, etc mediante esame colturale su terreni specifici e mediante metodi biomolecolari, e/o nella ricerca di anticorpi specifici mediante esami sierologici.

Attività diagnostica presso l’IZSLT

Presso il Laboratorio Agenti Zoonosici Speciali della Direzione Operativa Diagnostica Generale – sede centrale di Roma, si effettua l’isolamento e l’identificazione di F. tularensis a partire da matrici potenzialmente infette (organi di elezione da animali morti sono il fegato, la milza ed il polmone) tramite esame colturale su terreni specifici e mediante metodi biomolecolari.

Link utili

Centro di referenza nazionale per la tularemia
European Centre for Disease Prevention and Control
Centro di Riferimento bi-regionale Agenti Zoonosici Speciali