Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Tubercolosi

 

La tubercolosi (TBC) è una patologia infettiva degli animali e dell’uomo contraddistinta da decorso solitamente cronico e depauperante, da processi produttivi di tipo granulomatoso con formazione di noduli (tubercoli) e da fenomeni essudativi. Nell’uomo è causata principalmente da Mycobacterium tuberculosis, mentre la TBC bovina e bufalina è sostenuta primariamente da M. bovis. Da sottolineare che anche M. bovis può essere causa di tubercolosi nell’uomo (zoonosi). Il serbatoio principale è il bovino ma possono essere colpite molte altre specie domestiche (capre, pecore, cani e gatti, cavalli, ecc) e selvatiche (tassi, cinghiali, bisonti, antilopi, volpi, ratti, ecc). Le lesioni possono coinvolgere tutti gli organi e i tessuti, ma si riscontrano con particolare frequenza  nei linfonodi del torace e nei polmoni, negli altri distretti linfonodali, nelle sierose pleurica e peritoneale, nell’intestino, nel fegato e nella milza. La TBC rappresenta una importante zoonosi ed una patologia con effetti socio-economici e di salute pubblica di notevole rilevanza, con un impatto significativo nei confronti del commercio internazionale di animali e prodotti animali.

 

L’agente causale primario della tubercolosi bovina e bufalina è il  Mycobacterium bovis, batterio immobile, strettamente aerobio, privo di fimbrie e capsula, che alla colorazione di Ziehl-Neelsen per i batteri acido resistenti assume un caratteristico colore rosso. Appartiene  al complesso del  M. tuberculosis complex  che comprende anche M. tuberculosis (che in genere non infetta il bovino), M. caprae, M. africanum (subtype I e II), M. bovis BCG, M. microti, M. canettii e M. pinnipedii.

 

Normalmente si diffonde nel bestiame per via aerogena, tramite inalazione di aerosol, o più raramente per via alimentare (pascoli, alimenti o acque contaminate). Le caratteristiche della parete (frazione lipidica parietale) conferiscono una forte resistenza ai comuni disinfettanti e la capacità di persistere a lungo nell’ambiente.

 

L’andamento dell’infezione, una volta stabilitasi, dipende dalla virulenza del micobatterio, dalla sua dose infettante e dallo stato immunitario, naturale o acquisito, degli animali. Nel bovino la sintomatologia è spesso subclinica e comunque i sintomi non sono mai specifici o caratteristici. I principali sintomi riscontrabili sono: perdita di peso, febbre, in genere non elevata, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà respiratoria e tosse.

 

Nell’uomo la trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto diretto con materiali biologici da animali infetti o per via alimentare attraverso il consumo di latte o prodotti lattiero caseari contaminati e non sottoposti ad adeguato trattamento termico. Fortunatamente, la trasmissione di M. bovis all’uomo attraverso quest’ultima via è stata quasi del tutto eliminata dalla pratica diffusa della pastorizzazione del latte, in grado di eliminare non solo i micobatteri ma anche gli altri patogeni eventualmente presenti nel latte.

 

La distribuzione dell’infezione è mondiale ma la malattia è diffusa soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Nei paesi dell’Unione Europea la tubercolosi nell’uomo sostenuta da M. bovis è piuttosto rara, nel 2015 sono stati notificati 170 casi (dati EFSA).

 

Diagnosi (prove previste dal Decreto Ministeriale n.592 del 1995)

· test di intradermoreazione alla tubercolina PPD bovina (prova ufficiale per la diagnosi di TBC bovina in vita)
· esame anatomo-isto-patologico
· esame microscopico utilizzando la colorazione di Ziehl-Neelsen (consente una diagnosi presuntiva)
· esame colturale seguito da tecniche molecolari (permette di identificare la specie di Mycobacterium coinvolta)

 

Normativa

 DECRETO 15 dicembre 1995, n. 592 

Regolamento concernente il piano nazionale per la eradicazione della tubercolosi negli allevamenti bovini e bufalini

 

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