Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Peritonite infettiva del gatto (FIP)

 

 

La peritonite infettiva del gatto è una malattia virale ad altissima mortalità causata da un alfa coronavirus.
Convenzionalmente per FCoV si intende il virus, mentre la malattia viene denominata FIP.
L’infezione da FCoV è ubiquitaria ed è particolarmente comune negli ambienti ad elevata densità di gatti.
Solo una percentuale dei gatti infetti sviluppa la malattia; la maggior parte dei soggetti che entrano in contatto con il virus rimane infatti asintomatica.

  • Caratteristiche del virus
    Virus a RNA, appartenente all’ordine Nidovirales, famiglia Coronaviridae genere Alphacoronavirus; specie Alphacoronavirus 1. Solitamente colonizzano l’epitelio intestinale, nel quale si replicano raggiungendo un equilibrio col sistema immunitario dell’ospite.
    Nell’ambiente è facilmente inattivato dalla maggior parte dei detergenti e dei disinfettanti per la casa, dal vapore e dal lavaggio a 60 °C. Tuttavia, può sopravvivere fino a sette settimane in un ambiente asciutto.

 

  • Epidemiologia
    E’ un virus ubiquitario di gatti domestici e felini selvatici.
    Ad eccezione di alcune isole di popolazioni feline isolate (ad esempio nelle isole Falkland) l’infezione è stata infatti segnalata in tutto il mondo.
    La FIP è particolarmente comune in situazioni di affollamento; la prevalenza è dunque inferiore nei gatti singolarmente alloggiati, nei randagi o nei selvatici.
    Condizioni che ulteriormente possono facilitare l’insorgenza della malattia sono indotte dalla razza ( esempio bengala), l’età del soggetto ( i giovani sono maggiormente colpiti). Lo stress è inoltre una condizione nota per predisporre allo sviluppo della FIP; il trattamento od il controllo dello stress è quindi un fattore importante nel controllo della malattia.

 

  • Patogenesi e trasmissione
    La patogenesi di questa patologia rappresenta per la comunità scietifica un oggetto di discussione e confronto. Le ipotesi avanzate sono fondamentalmente due:
    – coesistenza di due tipi patotipi circolanti, uno a bassa e l’altro ad alta patogenicità
    – insorgenza nel soggetto infetto di una mutazione virale che causerebbe lo sviluppo di un tipo altamente patogeno con un tropismo che vira dagli enterociti ai monociti, rendendo questo l’evento chiave nella patogenesi FIP. Il genoma di questi virus infatti possiede un alto livello di variazione genetica a causa del tasso di errore della polimerasi dell’RNA.
    I gatti clinicamente sani, potendo rimanere portatori per tutta la loro vita rappresentano un serbatoio in quanto eliminatori del virus, contagiando altri gatti. Lo stesso gatto asintomatico, può manifestare la malattia a seguito di un evento stressante, come l’introduzione di un nuovo soggetto nella comunità, un intervento chirurgico come la castrazione, la sterilizzazione.
    Il virus viene eliminato tramite le feci; i gatti si infettano così sopratutto attraverso la lettiera ma anche tramite materiali contaminati.

 

  • La malattia
    A seguito delle mutazioni che intervengono durante la replicazione, in particolare nelle prime fasi dell’infezione quando la carica infettante è superiore, subentra come suddetto il tropismo verso macrofagi e monociti, cellule all’interno delle quali il FcoV replica. Attraverso i monociti infetti verranno raggiunti gli organi bersaglio : linfonodi, peritoneo,pleura, uvea e retina.
    La possibilità di sviluppare la malattia e la sua manifestazione clinica dipenderanno dal tipo di risposta immunitaria dell’ospite.
    Le forme cliniche:
    – forma essudativa: prevale l’immunità umorale con formazione di immunocomplessi responsabili di vasculiti e conseguente comparsa di versamento: caratteristico l’accumulo di liquido solitamente in addome, con conseguente ascite. Il decorso è acuto, l’esito fatale
    – forma non essudativa: prevale l’immunità cellulo-mediata con sviluppo di granulomi. I sintomi possono manifestarsi dopo mesi, anni dall’infezione, ha andamento cronico, ma solitamente infausto.

 

  • Diagnostica
    La diagnosi eziologica ante mortem risulta difficile, si basa su anamnesi ed evidenze cliniche.
    Per quanto riguarda gli esami di laboratorio, in base alle indicazioni dell'”European Advisory Board on cat diseases”, l’esame PCR quantitativo delle feci può in ogni caso consentire l’individuazione di gatti che eliminano il FCoV.
    Il goldstandard, sempre in base alle indicazioni dell’ “European Advisory Board on cat diseases”, è in ogni caso rappresentato dall’esame istopatologico e immunoistochimico sugli organi colpiti

 

  • In Istituto
    Presso l’Istituto Zooprofilattico del Lazio e della Toscana si effettua su siero e sangue l’Immunofluorescenza indiretta IGG, l’esame istologico ed immunoistochimico su organi e tessuti.

Riferimenti:
European Advisory Board on cat diseases

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