Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

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Malattia cronica da deperimento dei cervidi (CWD)

Il Ministero della salute ha avviato un piano di sorveglianza conoscitivo  per valutare il rischio di presenza della Malattia cronica da deperimento nei cervidi (CWD) sul territorio nazionale, confermata anche nel  2018.

Cos’è
E’ una malattia neurodegenerativa altamente contagiosa e mortale, causata da un prione, che  colpisce alcuni ruminanti selvatici della Famiglia Cervidae.
Appartiene  al gruppo delle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili (TSE), come la scrapie e la BSE.

I sintomi
Da un punto di vista clinico la sintomatologia può durare anche qualche mese, gli animali colpiti possono mostrare sintomi aspecifici di dimagramento e cambiamenti comportamentali, scialorrea, atassia, tremori della testa, dilatazione esofagea, polmonite ab ingestis e, nelle fasi terminali della malattia, polidipsia, poliuria, sguardo fisso, movimenti ripetitivi, ipereccitabilità.
La maggior parte degli animali muore 3 o 4 mesi dopo la comparsa dei primi sintomi, ma esistano variabilità interspecifiche.

 

Paesi interessati
Si reputava che questa patologia fosse limitata a cervi ed alci in America del Nord e Corea del Sud, ma ad aprile e maggio del 2016 è stata rilevata in una renna selvatica e in un alce selvatico in Norvegia. Successivamente, dopo questi casi e a seguire dell’applicazione del Reg. 2017/1972 e la modifica 2016/1918 ( Dec. 2017/2181), è stata rinvenuta una positività anche in Finlandia in un alce Europea di 15 anni morta naturalmente.

Approfondimenti dell’EFSA
Per questo l’UE ha dato mandato all’EFSA di verificare quali sono i potenziali rischi per l’uomo, valutare la proposta di un programma di sorveglianza epidemiologica da applicarsi nei Paesi del nord Europa e stabilire quali misure aggiuntive prospettare per prevenire l’introduzione/diffusione della malattia
Il parere dell’EFSA (EFSA Journal 2017;15(1):4667), adottato il 2 dicembre 2016, riconosceva 7 specie di cervidi suscettibili alla malattia e forniva raccomandazioni specifiche per l’attuazione di un programma
di sorveglianza obbligatorio di tre anni per la CWD nei cervidi in questi paesi di UE e EFTA: Estonia, Finlandia, Islanda, Lettonia, Lituania, Norvegia, Polonia e Svezia.

La Commissione ha chiesto anche una valutazione sui possibili rischi per la salute pubblica legati alla CWD.
Gli scienziati dell’EFSA hanno osservato che nelle zone in cui è presente la malattia, gli esseri umani potrebbero consumare carni infette. Ma al momento non vi è prova scientifica che gli esseri umani possano contrarre la malattia tramite il consumo di carne di animali infetti.

 

Provvedimenti in Italia
Proprio per la presenza nei nostri territori di alcune delle 7 specie di cervidi individuate nello stesso Parere EFSA, si è ritenuto di dover proseguire l’attività di campionamento già avviata precedentemente sul territorio nazionale (note prot. n. 24007 del 19/10/2016 e 25813-10/11/2016), alla quale è seguita da parte del Centro di Referenza Nazionale per le Encefalopatie Animali (CEA) dell’IZS Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta una prima relazione relativa al periodo in oggetto.

A tale proposito si ricorda che i campionamenti di tessuto biologico previsti dal piano di sorveglianza conoscitivo  riguardano categorie di animali le cui carni non sono da destinare al consumo umano ma esclusivamente alla distruzione (o a un trattamento equivalente), trattandosi di animali rinvenuti morti o abbattuti in allevamento o a caccia perché defedati o con sintomi sospetti, qualora possibile.

E’ stato inoltre dimostrato che testare oltre al tronco encefalico anche il tessuto linfoide aumenta la sensibilità della sorveglianza.

Aggiornamenti:

EFSA: Scientific opinion on chronic wasting disease (II) (2018)

EFSA : Chronic wasting disease (CWD) in cervids (2017)

Fonti:

Ordine veterinari Piemonte
Efsa

Chronic Wasting Disease Alliance

Piano di sorveglianza conoscitiva per la malattia del deperimento cronico del cervo (Chronic Wasting DIsease CWD) – Prosecuzione dell’attività di campionamento (nota 0008196-30/03/2018-DGSAF-MDS-P)