Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

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LEISHMANIOSI

 

La leishmaniosi è una malattia zoonotica sostenuta, nei Paesi che affacciano sul bacino del Mediterraneo, dal protozoo Leishmania infantum e trasmessa da insetti ematofagi appartenente al genere Phlebotomus comunemente chiamato flebotomo o “pappatacio”. I flebotomi sono piccoli insetti (1,5 – 3,5 mm) attivi esclusivamente nelle ore serali e notturne. L. infantum è responsabile della leishmaniosi viscerale e cutanea umana e della leishmaniosi canina. Il cane, specie molto sensibile all’infezione, rappresenta il principale serbatoio di leishmaniosi e può sviluppare una malattia che evolve generalmente in forma cronica e che, se non adeguatamente trattata, può portare a morte il soggetto colpito. Il ciclo di trasmissione di L. infantum comincia quando il flebotomo assume il parassita pungendo un cane infetto. All’interno del flebotomo il parassita replica e si trasforma nella forma infettante che potrà così essere trasmessa, attraverso una nuova puntura, ad un altro cane, all’uomo o ad altre specie sensibili.

 

La sintomatologia nel cane si manifesta con perdita di peso, diminuzione dell’appetito, diarrea, debolezza, epistassi (perdita di sangue dal naso) spesso monolaterale, dermatite con desquamazione furfuracea frequentemente presente attorno agli occhi (aspetto di “cane vecchio”), alopecia, noduli e ulcere cutanee e anomala crescita delle unghie. Si riscontrano spesso anemia, febbre di moderata intensità, ingrossamento dei linfonodi, congiuntivite e zoppie. Il periodo di incubazione della malattia è generalmente lungo, da qualche mese fino ad alcuni anni, e in questa fase il cane può non presentarsi asintomatico o paucisintomatico.

 

Ad oggi la leishmaniosi canina è presente in tutte le regioni d’Italia: negli ultimi anni sono stati registrati focolai autoctoni di malattia e presenza contemporanea di flebotomi in aree geografiche prima indenni. Nelle regioni del centro e sud Italia, isole comprese, la leishmaniosi è presente in forma endemica e in alcune aree la sieroprevalenza è molto elevata. Sebbene la percentuale di persone malate sia molto bassa rispetto a quella dei cani, anche l’uomo può essere colpito dall’infezione e sviluppare una forma di leishmaniosi cutanea o viscerale. Il contagio avviene, come per il cane, attraverso la puntura di un flebotomo infetto.

 

Considerando che la malattia si presenta inizialmente con sintomi aspecifici, la diagnosi in questa fase è principalmente basata su indagini di laboratorio mirate. I test di laboratorio disponibili ci permettono di mettere in evidenza il parassita (diagnosi diretta) o la risposta immunitaria dell’organismo in seguito all’esposizione al parassita (diagnosi indiretta).

Diagnosi indiretta:

  • esame sierologico per la ricerca degli anticorpi specifici effettuato mediante tecnica di immunofluorescenza indiretta, test “gold standard” per la ricerca e la titolazione anticorpale, oppure con tecnica ELISA;

Diagnosi diretta:

  • tecniche di biologia molecolare (PCR, real time PCR) per la ricerca e la quantificazione del DNA di Leishmania;
  • esame citologico a partire da diverse matrici biologiche quali midollo osseo, linfonodi, lesioni cutanee, liquido articolare, etc. al fine di visualizzare al microscopio il parassita;
  • esame colturale a partire da diverse matrici biologiche quali midollo osseo, linfonodi, lesioni cutanee, liquido articolare, etc. al fine di isolare il parassita.

 

La terapia per la leishmaniosi canina si basa sull’utilizzo di presidi farmacologici con formulazioni e meccanismi d’azione diversi. Data la complessità della malattia può rendersi necessario un diverso approccio terapeutico a seconda delle situazioni e del quadro clinico presentato, si raccomanda pertanto di seguire scrupolosamente le indicazioni del proprio veterinario di fiducia.

 

La prevenzione è fondamentale per ridurre il rischio di infezione e si basa su interventi diretti sul cane e idonee misure comportamentali per ridurre/impedire la puntura da parte del flebotomo:

  • applicare sul cane prodotti antiparassitari dotati di effetto anti-feeding e insetticida per ridurre la possibilità di puntura da parte dei flebotomi;
  • evitare l’esposizione notturna del cane al flebotomo (le punture avvengono prevalentemente dal crepuscolo all’alba) ricoverandolo in ambiente chiuso durante la notte;
  • utilizzare zanzariere a maglie molto fitte e insetticidi ambientali per uso domestico.

Nessuno di questi accorgimenti ha una efficacia preventiva totale, la loro contemporanea adozione è comunque la migliore soluzione disponibile per proteggere al meglio il vostro amico a quattro zampe. A tal proposito, si raccomanda di sottoporre regolarmente il vostro cane a esame sierologico per la ricerca di anticorpi specifici volti ad evidenziare l’avvenuto contatto con la leishmania. Sono consigliati due controlli sierologici annui, nei periodi marzo/aprile e settembre/ottobre.

 

Da qualche anno, sono inoltre disponibili sul mercato due presidi immunizzanti, da utilizzarsi in cani non infetti, atti a ridurre il rischio di sviluppare la malattia clinica in seguito all’infezione naturale da L. infantum. E’ importante sottolineare che i presidi immunizzanti non impediscono l’infezione e vanno quindi sempre associati ai trattamenti antiparassitari e agli accorgimenti sopra suggeriti. Consultare sempre il proprio veterinario di fiducia per valutare l’opportunità di ricorrere a un trattamento immunizzante.

  • Bibliografia

Attività diagnostiche IZS LT

 

> diagnostica indiretta sierologica

La ricerca e la titolazione degli anticorpi IgG specifici anti-Leishmania infantum si effettua su siero di sangue mediante metodica di immunofluorescenza indiretta (IFI).

 

> diagnostica diretta

La ricerca e la quantificazione del DNA di Leishmania infantum si effettua mediante la metodica biomolecolare Polymerase Chain Reaction real time (real time PCR). I materiali di elezione da inviare al laboratorio sono: midollo osseo in EDTA, ago aspirato linfonodale, ago aspirato/raschiato/biopsia da lesioni cutanee e tampone congiuntivale. E’ possibile effettuare la ricerca del DNA anche su sangue intero ma il test effettuato su questa matrice biologica risulta  poco sensibile.

 

Link utili

 

Pagina aggiornata al 9 agosto 2018