Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

FOCUS. Lo spiaggiamento delle tartarughe

 

Il fenomeno dello spiaggiamento degli animali acquatici rappresenta un argomento di difficile gestione ma di grande attualità ed interesse per la comunità. L’Unione Europea ha emanato precise e puntuali direttive, compresi regolamenti, volti a tutelare e conservare gli habitat naturali e la fauna selvatica, tra cui anche le tartarughe marine. L’Italia ha dato attuazione a queste direttive con proprie leggi ed ha aderito e ratificato le Convenzioni internazionali che vincolano il nostro paese alla tutela concreta delle specie indicate. L’inclusione delle tartarughe marine nell’Allegato IV della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, recepita con DPR 357/97 e s.m.i prevede inoltre l’obbligo da parte del Paese Membro di svolgere attività di sorveglianza del loro stato di conservazione nonché della loro cattura o uccisione accidentale.

Le specie presenti nel Mar Mediterraneo sono le seguenti:

 

Caretta caretta

La Caretta caretta, è la specie più comune e diffusa nelle acque del Mediterraneo ma è classificata come vulnerabile, nella Lista Rossa delle Specie Minacciate della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). E’ presente in tutto il bacino anche se il numero di individui può variare secondo la stagione ed in base alla località geografica. Ha un carapace color marrone-rossiccio, nei giovani è presente una carenatura dorsale dentellata. Puo’ raggiungere 110 cm di lunghezza di carapace. Si nutre sia di organismi bentoici che di animali planctonici (meduse, pesci ecc). In Italia l’area di nidificazione più importante è la parte ionica della Calabria meridionale, siti minori si trovano nelle isole Pelagie e in Sicilia meridionale, mentre nidificazioni sporadiche possono aver luogo in un’area più ampia e specialmente nell’Italia meridionale. Dal 2013 si sono avute nidificazioni anche in Toscana e attualmente vengono considerati i siti di nidificazione più a Nord del mediterraneo. Per quanto riguarda le aree di alimentazione, l’Adriatico settentrionale rappresenta la zona maggiormente frequentata, mentre quelle dell’Adriatico meridionale e dello Ionio rappresentano delle aree particolarmente importanti per giovani nei primi anni di vita.

La specie è particolarmente protetta sia da normative internazionali ed in particolare da numerose convenzioni tra le quali quella di Barcellona e relativo protocollo aggiuntivo, che ne vieta l’uccisione, il commercio e il disturbo durante i periodi di riproduzione, migrazione, svernamento.
E’ inoltre elencata in appendice II della direttiva Habitat (92/43/CEE). Lo Scopo della Direttiva Habitat è “salvaguardare la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali, nonché della flora e della fauna selvatiche nel territorio europeo degli Stati membri al quale si applica il trattato” (art 2). Per il raggiungimento di questo obiettivo la Direttiva stabilisce infatti misure volte ad assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat e delle specie di interesse comunitario elencati nei suoi allegati.

 

Chelonia mydas

La tartaruga verde è una specie circumglobale, con spiccata preferenza per i climi tropicali. La specie non è frequente nel Mediterraneo occidentale poiché la sua distribuzione, per motivi legati alla temperatura dell’acqua, è limitata alla zona sudorientale del bacino dove essa nidifica. Non sono note deposizioni di Chelonia mydas sui litorali italiani, mentre un totale di circa 1200 nidi ogni anno sono deposti sulle coste della Turchia, Cipro, Siria e Israele. Piccoli nuclei riproduttivi sono stati individuati anche in Libano ed in Egitto. L’osservazione di esemplari di questa specie nei mari italiani è occasionale ed è costituita prevalentemente da esemplari giovani in fase oceanica (30-50 cm della lunghezza del carapace).

 

Dermochelys coriacea

La tartaruga liuto è una specie a distribuzione circumglobale.
E’ la tartaruga più grande del mondo e rispetto alle altre tartarughe marine è sprovvista di guscio corneo. Le aree di nidificazione di questa specie sono state identificate negli ultimi trent’anni e sono situate principalmente lungo le coste Caraibiche e sudamericane, dell’Africa, dell’Asia, dell’Australia e lungo le coste pacifiche del centro America. Alcuni esemplari, di origine atlantica, entrano nel bacino Mediterraneo sfruttando gli ambienti pelagici per scopi alimentari. L’osservazione di esemplari di tartaruga liuto nei mari italiani riguarda soprattutto esemplari di taglia medio-grande.

 

 

Le minacce

Le tartarughe marine per le loro caratteristiche biologiche sono soggette ad una elevata varietà di rischi; questo è dovuto infatti all’utilizzo di due differenti habitat, quello marino e quello terrestre costiero, entrambi sottoposti ad attività antropiche (pesca, turismo intensivo, rifiuti e contaminazione). La Convenzione di Barcellona ha adottato un piano d’azione per la conservazione delle tartarughe marine in Mediterraneo nel 1989, rivisitato poi nel 1998-1999 e nel 2007 (UNEP MAP RAC/SPA, 2007), riconoscendo che l’attività da pesca è uno dei più influenti fattori antropici responsabile della morte delle tartarughe marine in Mediterraneo.

Un’altra minaccia sempre più presente per le tartarughe è quella associata al fenomeno dei rifiuti marini (marine litter).

La presenza di rifiuti di ogni genere, quali spazzatura e materie plastiche, associata al sistema di alimentazione opportunistica delle tartarughe, risulta essere infatti un potenziale pericolo: gli esemplari di Caretta caretta scambiando i rifiuti per prede, possono morire per soffocamento o per occlusione delle vie intestinali.Relativamente all’ambiente terrestre, rappresentano un pericolo le seguenti attività:

  •  pulizia e spianamento degli arenili: a causa delle conseguenze distruttive sui nidi, costituiscono una delle problematiche principali, per incidenza ed impatto.
  • illuminazione artificiale delle spiagge: costituisce un’altra importante causa di fallimento delle nidiate. I piccoli di C. caretta, al momento della schiusa sono attratti dalle luci artificiali, che ne determinano il completo disorientamento. Sempre per la sopravvivenza delle nidiate, anche lo stesso utilizzo turistico delle spiagge e i fuoristrada sugli arenili possono rappresentare una fonte di pericolo.     

 

L’attività dell’Istituto

Il laboratorio di Sanità Animale e Diagnostica della Toscana Nord e quello di Anatomia patologica ed istolopatologia di Roma collaborano nelle attività di recupero ed eseguono indagini diagnostiche multidisciplinari, a partire dagli esami anatomo-patologici .Il Protocollo di lavoro per indagini autoptiche è in funzione dello stato di conservazione; una volta fatta la valutazione potranno essere eseguiti ulteriori esami diagnostici, a partire da quelli istologici, fino alla ricerca microbiologica, virologica, parassitologica, chimica oltre che  indagini di tipo genetico ed altre di tipo più specialistico. Numerose le attività scientifiche in collaborazione con altri Enti.

L’IZSLT Toscana Nord nell’ambito di un gruppo di lavoro coordinato dall’ Osservatorio Toscano Biodiversità (OTB), che vede trai referenti scientifici l’ARPATmareLivorno, l’Università di Siena, l‘Università di Pisa, il Museo di storia naturale di Calci e numerose associazioni ambientaliste, si occupa anche del monitoraggio sanitario dei nidi di Caretta caretta in Toscana; effettua infatti anche esami diagnostici sul materiale recuperato dopo la schiusa qual uova non schiuse, gusci ed eventuali embrioni. Collabora inoltre alla raccolta di dati biometrici e morfometrici.

 

Dati

Nel 2019 l’IZSLT Toscana Nord, ha effettuato la necroscopia su 9 tartarughe spiaggiate, sette appartenenti alla specie più comune Caretta caretta e 2 soggetti di Chelonia mydas. Inoltre sono stati esaminate le uova e gli embrioni provenienti da 4 nidi di Caretta caretta, rinvenuti nei mesi estivi

Relativamente ai ritrovamenti sulle coste del Lazio, sono state segnalate 11 tartarughe, e su 4 di esse è stata eseguita la necroscopia. Nel 2020, delle 6 segnalate, 4 sono pervenute per gli esami autoptici.

Le indagini che si effettuano sono rivolte ad individuare le possibili cause di morte con particolare attenzione a quelle di origine antropica, in modo da fornire indicazioni agli enti preposti per mettere in atto le opportune strategie di intervento.

Spiaggiamenti

 Al mare e sulla spiaggia, può capitare di imbattersi in una delle specie di tartaruga marina che vivono nel Mediterraneo. Il monitoraggio del fenomeno avviene attraverso la partecipazione e l’intervento a diversi livelli di Enti e associazioni come ASL, Capitanerie di Porto, Vigili del fuoco, WWF, CTS, ARPAT, Enti Parco, Musei, anche attraverso l’importante condivisione di dati e informazioni per consentire un costante approfondimento degli ambiti di azione ed intervento.

Vengono ritrovate in diverse condizioni o momenti fisiologici; spesso quelle recuperate vive (ad esempio a seguito di cattura accidentale con reti da pesca) hanno bisogno di interventi chirurgici e cure specifiche, che prevedono ospedalizzazione come previsto dalle Linee Guida ISPRA 89/2013 DPR 356/97.

Dopo le cure e un periodo di osservazione, se i veterinari del centro di recupero ritengono che gli animali hanno recuperato tutte le loro funzioni , vengono rilasciate in mare previa marcatura.

Cosa fare:     

Le tartarughe devono essere maneggiate solo da personale esperto ed autorizzato.In caso di animale in difficoltà o deceduto: chiamare la Capitaneria di Porto, al numero 1530. E’ molto importante annotare le seguenti informazioni: data, luogo, dimensioni (si fa riferimento al carapace), condizioni dell’animale (vivo, ferito, morto) e qualsiasi particolare come ad esempio descrizioni di eventuali ferite o problemi dell’animale.Se l’esemplare è debilitato: mantenere umida la pelle, ad esempio con un asciugamano bagnato (ma attenzione a non coprire le narici), e tenerlo all’ombra, specie d’estate, utilizzando un ombrellone.
Non mettere mai le mani davanti al becco dell’animale: il becco tagliente di una tartaruga può essere molto pericoloso.

In caso di incontro con tartarughe venute sulle nostre spiagge per nidificare, è importante non disturbare l’animale o fotografarlo con flash e fotocamere e informare la Capitaneria di porto che attiverà il protocollo di intervento.

Di seguito riportiamo una piccola guida disponibile sul canale youtube di TartaLazio, la rete per il recupero delle tartarughe marine sulle coste della Regione Lazio, di fondamentale importanza per riordinare e coordinare le attività sul territorio.

 

VIDEO TARTALAZIO

Nei titoli di coda, organizzazioni, enti ed associazioni coinvolte.

 

Enti coinvolti nella rete, fonti e link utili

 

 

MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

 

ARPAT

 

REGIONE LAZIO

 

REGIONE TOSCANA

 

UNIVERSITA’ DI SIENA

 

UNIVERSITA’ DI PISA

 

TARTALAZIO

 

TARTARUGHE IN DIFFICOLTA’-WWF

 

tartaMARE

 

C.Re.Ta.M (CENTRO DI REFERENZA NAZIONALE SUL BENESSERE, MONITORAGGIO E DIAGNOSTICA DELLE MALATTIE DELLE TARTARUGHE MARINE

MUSEO CIVICO DI ZOOLOGIA

LINEE GUIDA PER IL RECUPERO, SOCCORSO, AFFIDAMENTO E GESTIONE DELLE TARTARUGHE MARINE AI FINI DELLA RIABILITAZIONE E PER LA MANIPOLAZIONE E RILASCIO A SCOPI SCIENTIFICI

LINEE GUIDA PER IL RECUPERO, SOCCORSO, AFFIDAMENTO E GESTIONE DELLE TARTARUGHE MARINE AI FINI DELLA RIABILITAZIONE E PER LA MANIPOLAZIONE E RILASCIO A SCOPI SCIENTIFICI-INTEGRAZIONE

 

Presentazioni

MUSEALIZZAZIONE DI CETACEI E TARTARUGHE

(Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa)

 

Relazioni

OSSERVATORIO TOSCANO DEI CETACEI ALLEGATO B RELAZIONE SCIENTIFICA TARTARUGHE MARINE

Nota: in questa relazione è presente la lista dei soggetti coinvolti a vario titolo nelle attività relative al recupero e salvaguardia delle tartarughe marine in Toscana

 

 

Contatti:

 

Dottoressa Giuliana Terracciano

Sanità animale e Diagnostica, Toscana Nord-Pisa

giuliana.terracciano@izslt.it

 

Dottor Cristiano Cocumelli

Anatomia patologica e istopatologia, Direzione operativa Diagnostica generale-Roma

cristiano.cocumelli@izslt.it