Centro di Referenza Nazionale (CRN) per l’Antibioticoresistenza

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Resistenze intrinseche in batteri di interesse veterinario

Resistenze intrinseche agli antibiotici

Esistono gruppi, famiglie o specie di batteri che risultano “naturalmente resistenti” agli antibiotici. Ciò è dovuto solitamente a presenza (o assenza) di specifici processi funzionali o caratteristiche strutturali.

Tale resistenza naturale è definita “resistenza intrinseca” (diversamente da “resistenza acquisita”, dovuta appunto ad acquisizione di geni o meccanismi di resistenza presenti in altri microrganismi, o a mutazioni).

Ad esempio le specie di Klebsiella sono naturalmente resistenti all’ampicillina (aminopenicilline) grazie ad una produzione intrinseca di beta-lattamasi che inattiva l’antibiotico prima che agisca sui suoi target (peptidoglican binding protein, PBP). Oppure, le specie di Enterococcus presentano resistenza intrinseca alle cefalosporine poiché questo genere di batteri non possiede il PBP cui le cefalosporine si legano per poter agire.

Nelle tabelle “Resistenze intrinseche in batteri di interesse veterinario”, si riporta una rassegna delle resistenze intrinseche in batteri di interesse veterinario (in grado di causare malattie batteriche negli animali, e malattie zoonosiche).

AVVERTENZA: tutta una serie di antibiotici, riservati ad uso umano ed a prescrizione ospedaliera nell’Uomo, non debbono essere riportati nei rapporti di prova (antibiogrammi) per isolati batterici da campioni diagnostici animali.

Inoltre, in molti casi, come si evince dalle Tabella “Critically Important Antimicrobials (CIAs) non registrati per uso veterinario e riservati ad un uso esclusivo umano”, non risultano neanche efficaci in quanto molte specie batteriche hanno rsesistenza intrinseca a una o più delle suddette molecole riservate per un uso umano.

Pertanto, in tutti i casi di resistenza intrinseca riportati nelle seguenti Tabelle, la loro prescrizione o il loro utilizzo “off-label” negli animali da parte del veterinario risulterebbe non prudente, non responsabile, e anche particolarmente dannoso, sia in un’ottica di Salute Animale, che di “One Health”. Infatti tale uso risulterebbe nell’esercitare pressione di selezione verso Antibiotici di Importanza Critica (Critically Important Antimicrobials, CIAs), considerati di ultima scelta (“salvavita”) e riservati ad un uso umano nelle infezioni batteriche invasive e gravi.

Tabelle Resistenze intrinseche in batteri di interesse veterinario

Tabella Critically Important Antimicrobials (CIAs) non registrati per uso veterinario e riservati ad un uso esclusivo umano

Riferimenti:

American Society of Microbiology

Antimicrobial Therapy in Veterinary Medicine (Giguère S et al., Eds)

Clinical Laboratory Standards Institute (CLSI)

European Committee on Antimicrobial Susceptibility Testing (EUCAST)

Société Française de Microbiologie