Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Yersinia enterocolitica

Caratteristiche generali

Il genere Yersinia appartiene alla famiglia Enterobacteriaceae ed include 10 differenti specie fra le quali Yersinia pestis, agente eziologico della peste e Yersinia enterocolitica responsabile nell’uomo dell’insorgenza di gastroeneteriti a trasmissione alimentare. Yersinia enterocolitica è un coccobacillo
gram negativo, anaerobio facoltativo suddiviso in base a specifiche differenze, in 5 biotipi e 50 sierotipi, molti dei quali hanno diverso significato epidemiologico e clinico.Sebbene sia in grado di moltiplicare anche a 4 °C, la temperatura ottimale di crescita è di 25 °C. Poichè Yersinia enterocolitica è sensibile al calore, può sopravvivere in alimenti cotti o pastorizzatisolo se la contaminazione avviene dopo il trattamento termico o se lo stesso  viene effettuato in maniera inadeguata. Resiste invece per lungo tempo in prodotti congelati.

epidemiologia

Yersinia enterocolitica è ampiamente diffusa in natura; si può rinvenire nell’intestino di molti mammiferi, nel suolo e nell’acqua. La trasmissione della malattia si verifica attraverso l’ingestione di acqua o di cibo contaminato e meno frequentemente per contatto con animali o pazienti infetti. Gli animali che fungono da serbatoiodell’infezione sono i roditori, i conigli, i maiali, le pecore, i bovini, i cavalli, i cani ed i gatti.La diffusione di Yersinia enterocolitica in queste specie ha una notevole valenza nella catena epidemiologica delle malattie umane ed in particolare il suino riveste un ruolo di primaria importanza. Alcuni studi infatti,  hanno dimostrato che ceppi del batterio patogeni per l’uomo si rinvengono frequentemente anche nel maiale. Tuttavia, nonostante queste premesse, la trasmissione per contatto diretto dal suino all’uomo non è stata mai dimostrata; al contrario é stata evidenziata una correlazione tra l’insorgenza della malattia ed il consumo di carne di maiale poco cotta.

Oltre al ruolo predominante nella trasmissione della malattia degli alimenti ottenuti dalla macellazione del suino, sono state segnalate epidemie associate al consumo di:

  • latte;
  • vegetali (germogli di fagioli);
  • prodotti della pesca;
  • acqua contaminata.

Sebbene sia molto raro è possibile anche il contagio interumano fra persona infetta e sana.

sintomi

Yersinia enterocolitica è un enteropatogeno dotato di spiccata attitudine invasiva. I sintomi della malattia compaiono solitamente dopo 1-7 giorni dall’ingestione del pasto contaminato e sono rappresentati daenterocolite acuta, con diarrea acquosa ed emorragica, che spesso, nei bambini di età maggiore ai 5 anni e negli adulti, evolve in un quadro clinico di pseudoappendicite con segni di infiammazione dell’ileoterminale e linfoadenite mesenterica. La forma gastroenterica (febbre diarrea, dolori addominali ed eventuale faringite) ha una incidenza stagionale essendo più frequente in  autunno ed inverno. La diffusionesetticemica (presenza del batterio nel sangue e  distribuzione in diversi organi e tessuti) è rara, tuttavia  è stata descritta in soggetti con elevata sideremia ed in pazienti immunodepressi; fra le conseguenze della setticemia si segnalano ascessi a focolaio in vari organi, lesioni cutanee e polmonari.

Complicanze postinfettive di natura immunitaria (artrite, eritema nodoso, sindrome di Reiter,glomerulonefrite e miocardite) sono predominanti presso le popolazioni scandinave e correlate ad un particolare tipo di Yersinia enterocolitica.

diagnosi

La diagnosi di certezza è basata sull’isolamento del microrganismo, attraverso esami colturali, da escreti  (feci), secreti (essudato faringeo, liquido peritoneale) e tessuti (sangue, linfonodi)  del paziente ed eventualmente sulla dimostrazione della presenza di anticorpi specifici mediante test di laboratorio . Una volta isolato il batterio viene effettuata la tipizzazione.

prevenzione, controllo e terapia

Le misure di controllo delle infezioni sostenute da Yersinia enterocolitica devono essere incentrate:

  • Ad evitare le contaminazioni del cibo, del latte e dell’acqua durante tutte le fasi della filiera. Particolarmente importante risulta essere nel caso delle carcasse suine, la macellazione che rappresenta un punto estremamente critico di contaminazione. E’ buona norma inoltre impedire a ratti, gatti e cani di entrare in contatto con il cibo e le bevande destinati all’alimentazione umana.
  • Ad applicare buone pratiche di lavorazione ovvero rispettare le norme igieniche basilari ed impedire contaminazioni crociate fra gli alimenti (per es. evitare il contatto fra cibo cotto e prodotti crudi, utilizzare utensili differenti o preventivamente sanizzati nelle varie fasi di lavorazione del prodotto)
  • Utilizzare alte temperature per la cottura degli alimenti (per es. pasteurizzazione del latte).

Solitamente una volta contratta la malattia, non è necessario effettuare alcun trattamento poiché essa tende all’autorisoluzione. In alcune circostanze però, la sintomatologia evolve in modo grave. La terapia nei confronti di queste forme severe consiste nella somministrazione previo antibiogramma, di antibiotici (gentamicina, cloramfenicolo, chinoloni, doxiciclina, cotrimossazolo)ed eventualmente nell’impiego di altri farmaci che hanno lo scopo di attenuare i sintomi.

frequenza

La yersiniosi è più frequente in inverno e nei soggetti con alti livelli di ferro nel sangue (bambini btalassemici). A partire dagli anni 60, le infezioni umane determinate dal batterio, vengono riportate con frequenza crescente. Nei paesi industrializzati si stima che Yersinia spp. sia responsabile dell’ 1-2% dei casi di enterite acuta. Circa il 60-70% delle forme di yersiniosi si verificano nei bambinispesso in concomitanza con focolai di malattia negli animali domestici (cani e gatti). In Italia le infezioni da Yersinia enterocolitica sono piuttosto rare mentre si rinvengono con frequenza maggiore in alcune arre della comunità europea (Nord-Europa) probabilmente per la maggiore attitudine delle popolazioni ad alimentarsi con carne di maiale poco cotta.