Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Virus dell’Epatite E

Caratteristiche generali

L’epatite E è una malattia virale il cui agente infettivo (Hepatitis E Virus, HEV) è stato classificato nella famiglia Caliciviridae e viene formalmente conosciuto come il “virus delle epatiti a trasmissione enterica non-A e non-B“. Grazie allo studio delgenoma
sono stati identificati 4 genotipi e fra questi il tipo I è causa della maggior parte degli episodi di malattia. Il primo studio di un’ epidemia da virus dell’epatite non-A non-B, dovuto all’ingestione di acque contaminate da materiale fecale, venne riportato nel 1956 e coinvolse la popolazione di  Nuova Delhi (India) con circa 29.000 casi, mentre la prima identificazione dell’HEV risale al 1970, quando le particelle virali furono isolate in campioni prelevati da soggetti affetti da epatite acuta.

In seguito molte altre epidemie sono state riportate in diversi paesi dell’Africa, dell’Asia, e dell’America centrale come conseguenza di scarse condizioni sanitarie, insufficiente approvvigionamento idrico e contaminazione fecale dell’ambiente.

epidemiologia

La trasmissione della malattia avviene per via oro-fecale. Le fonti d’infezione maggiori sono rappresentate dal consumo di acqua ed alimenti crudi o poco cotti, contaminati da feci. E’ tuttavia possibile che il virus venga trasmesso per via verticale (cioè da madre a nascituro durante la gestazione) e tramite rapporti sessuali non protetti.

sintomi

Da un punto di vista sintomatologico, la forma morbosa causata dal virus dell’epatite E è molto simile a quella provocata dal virus dell’epatite A. Il periodo di incubazione è in media di 42 giorni, con un range di 2-9 settimane. Non è stato mai evidenziata cronicizzazione della malattia che colpisce con frequenza elevata giovani ed adulti mentre raramente si riscontra nei bambini.

I sintomi con i quali l’epatite E si manifesta sono:

  • Stanchezza
  • Nausea
  • Vomito
  • Inappetenza
  • Febbre
  • Ittero

La malattia esordisce in maniera acuta ed ha solitamente decorso autolimitante con guarigione nell’arco di poche settimane. Sono possibili forme fulminanti, soprattutto nelle donne gravide nelle quali , nel giro di pochi giorni o poche settimane, si possono verificare lesioni epatiche estremamente gravi tanto da causare la morte delle gestanti; in queste circostanze è consigliabile per salvaguardare la vita delle pazienti, effettuare con urgenza un trapianto di fegato.

diagnosi

La diagnosi di sospetto verte sulla raccolta dei dati anamnestici.

La diagnosi di certezza invece, si basa sull’impiego di esami sierologici (rilevano la presenza dianticorpi specifici) e di indagini biochimiche (AST, ALT ecc.). I test sierologici vengono attualmente eseguiti solo presso laboratori molto specializzati.

prevenzione, controllo e terapia

La prevenzione è il mezzo d’elezione per evitare la diffusione delle infezioni, soprattutto in caso di viaggi all’estero dove il virus può essere endemico e quindi maggiormente diffuso. A tal proposito appare indispensabile il rispetto rigoroso delle norme igieniche (per esempio lavarsi accuratamente le mani o utilizzare guanti per maneggiare materiale infetto, disinfettare superfici ed oggetti eventualmente contaminati). Deve essere evitato il consumo di alimenti crudi o poco cotti e soprattutto dei prodotti più a rischio quali molluschi, frutta o verdura non adeguatamente lavata, acqua o ghiaccio di dubbia provenienza.

Non esiste attualmente alcun vaccino contro il virus dell’epatite E. Sono tuttavia disponibili delle immunoglobuline che possono rivelarsi utili per limitare l’azione del patogeno nei soggetti più a rischio ovvero individui epatopatici, immunocompromessi e soprattutto donne gravide.

Normalmente non è necessaria alcuna terapia medica per curare la malattia. Nelle forme fulminanti si ricorre invece, all’intervento chirurgico con asportazione del fegato e trapianto di un nuovo organo.

frequenza

Nonostante esistano delle similitudini cliniche fra le forme patologiche determinate dal virus dell’ epatite E ed A, da un punto di vista epidemiologico si possono evidenziare tuttavia, delle importanti differenze. L’epatite E infatti,  presenta un alto tasso di mortalità nelle donne in gravidanza (approssimativamente del 20%), specialmente durante il primo trimestre. Inoltre, la percentuale di infezioni secondarie è notevolmente  inferiore (2“%) rispetto a quanto osservato per l’ HAV (15%).

La più vasta epidemia di HEV  si è verificata nel nordovest della Cina ( regione dello Xinjiand Uighur) fra il 1986 ed il 1988 ed ha coinvolto 119.289 soggetti.

Un’indagine compiuta in Catalogna (Spagna) ha evidenziato che l’84,2% delle acque di scarico analizzate durante il biennio 2001-2002, sono risultate positive alla ricerca dell’HEV.

La malattia è attualmente diffusa solo nei Paesi Asiatici, nell’America Centrale e nell’Africa del Nord; i pochi casi riscontrati in Italia sono tutti d’importazione, ovvero identificati in soggetti che si erano recati in zone ad alto rischio.