Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Virus dell’Epatite A

Caratteristiche generali

L’epatite virale A (HAV) è una malattia infettiva il cui agente patogeno è un virus appartenente alla famiglia Picornaviridae ed al genereHeparnavirus. Di forma sferica, privo di envelope e a simmetriaicosaedrica, l’HAV è caratterizzato da crescita lenta in coltura cellulare e da elevata resistenza al calore. Rimane infatti stabile se esposto a temperature di 56°C e può sopravvivere per diversi anni a –20°C. L’ebollizione (100°C) per 5 minuti invece, è in grado di inattivare le particelle virali.

epidemiologia

L’uomo è il serbatoio naturale dell’ HAV che elimina con le feci. La via di trasmissione è oro-fecale ed il contagio avviene per contatto diretto con le deiezioni infette oppure attraverso l’ingestione di cibo o acqua inquinati dalle feci dei portatori. Sebbene sia un’evenienza eccezionale, è possibile una trasmissione per via ematica (trasfusioni).

Fra le preparazioni alimentari maggiormente coinvolte nella epidemie di epatite A un ruolo predominante è svolto dai molluschi bivalvi marini (cozze, ostriche, vongole) che, a causa della loro fisiologica attitudine a filtrare l’acqua di mare, possono concentrare grandi quantità del virus. Il rischio di infezione è particolarmente legato ad una non corretta igiene nella preparazione delle pietanze e soprattutto ad una inadeguata cottura delle stesse: l’HAV infatti è resistente al calore e viene inattivato solo dopo esposizione a temperature di 100 C° per 5 minuti.

Essendo l’epatite A una malattia estremamente diffusa nei paesi dove le condizioni igienico sanitarie risultano carenti, i viaggiatori che soggiornano in tali aree sono una categoria particolarmente a rischio di infezione.

sintomi

Il periodo di incubazione del virus è generalmente di 15- 50 giorni tuttavia l’ eliminazione delle particelle infettanti attraverso le feci si verifica già 7 giorni prima della comparsa dei sintomi e può perdurare fino ad una settimana dopo la guarigione del malato.

L’azione dell’HAV si concentra sulla ghiandola epatica nella quale determina epatite. Le manifestazioni cliniche più comuni sono:

  • febbre
  • nausea
  • inappetenza
  • vomito
  • dolori addominali
  • ittero
  • alterazione dei valori epatici.

La sintomatologia in alcuni casi è estremamente grave e può culminare nelle cosiddette forme fulminanti. Questi quadri morbosi si osservano  soprattutto in determinate categorie a rischio quali:

  • bambini
  • anziani
  • malati cronici
  • soggetti immunodepressi.

Bisogna tuttavia sottolineare che nella maggior parte dei pazienti il decorso della malattia è benigno e termina in 1 – 2 settimane.

Al contrario di quanto si verifica per l’epatite B e C, nell’epatite A non esiste lo stato di portatore sano e la malattia non cronicizza mai.

diagnosi

La diagnosi di sospetto verte sulla raccolta dei dati anamnestici.

La diagnosi di certezza invece, si basa sull’impiego di esami sierologici (rilevano la presenza di anticorpi specifici) e di indagini biochimiche (AST, ALT ecc.).

prevenzione, controllo e terapia

Poiché  la via principale di trasmissione dell’HAV è oro-fecale risulta chiaro che il metodo più efficace nel controllo  della malattia è il rispetto delle norme igieniche basilari.

Il lavaggio frequente delle mani, la disinfezione di superfici e strumenti contaminati, l’isolamento dei soggetti positivi per il tempo necessario a garantire l’ interruzione nell’eliminazione del virus, sono punti essenziali di prevenzione. Queste pratiche devono essere potenziate nel contesto del sistema di preparazione, distribuzione, stoccaggio e somministrazione degli alimenti. E’ altresì importante evitare la contaminazione dell’acqua con i liquami che è alla base di numerose epidemie di epatite A.

Il cibo, soprattutto i molluschi bivalvi marini, deve essere sempre sottoposto ad una adeguata cottura.

Poichè nel 65 % dei casi accertati la trasmissione della malattia avviene per consumo di frutti di mare , la prevenzione deve mirare all’accertamento da parte delle autorità competenti dello stato igienico sanitario dei molluschi durante l’intera filiera produttiva (allevamento, commercializzazione e distribuzione). E’ inoltre fondamentale intensificare l’informazione del consumatore nei confronti dei potenziali rischi legati a certe abitudini (per esempio consumere molluschi marini crudi o poco cotti soprattutto se pescati in prossimità della costa o non controllati).

I viaggiatori che si spostano da zone a basso impatto della malattia verso aree in cui l’incidenza sia elevata dovrebbero:

  • bollire l’acqua, evitare di aggiungere ghiaccio alla stessa o utilizzare bottiglie sigillate
  • consumare cibo ben cotto ;

E’ disponibile inoltre, un vaccino a virus inattivato, il cui impiego è consigliabile nei soggetti a rischio (anziani, malati ecc.). La somministrazione dello stesso è protettiva già dopo 14 – 21 giorni dalla prima inoculazione; un ulteriore richiamo dopo 6 – 12 mesi conferisce un’ immunità della durata di almeno 10 anni.

frequenza

L’Epatite A è presente in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo nei quali le condizioni igienico-sanitarie risultano carenti. In Italia esiste un Sistema Epidemiologico Integrato per il controllo dell’Epatite Virale Acuta (SEIEVA) creato nel 1984 presso l’Istituto Superiore di Sanità che consente di valutare l’incidenza di queste malattie e di stabilire le strategie di prevenzione. L’epatite A rappresenta attualmente nella nostra nazione, il 64% delle epatiti virali acute (circa 1000 casi anno). I tassi di incidenza indicano una diminuzione dei casi notificati dal 1985 al 2002. Nel 2004 si sono avuti 2.477 casi di HAV di cui 215 hanno interessato la regione Lazio (8,6 %). La malattia è più frequente a sud e nelle isole probabilmente per l’abitudine a consumare prodotti ittici crudi, poco cotto o derivanti da acque non salubri.

Poiché, soprattutto nel sud Italia, una percentuale rilevante della popolazione adulta è già entrata a contatto con il virus durante i periodi epidemici (due epidemie negli anni novanta), diventando immune, la classe di età più colpita risulta essere attualmente quella dei giovani adulti (15-24 anni), età in cui è più probabile l’esposizione a fattori di rischio per l’epatite A, come il consumo di frutti di mare.