Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Vibrio parahaemoliticus

Caratteristiche generali

 
V. parahaemoliticus è un germe gram negativo con un corpo lievemente incurvato capace di causare nell’uomo una malattia detta “vibriosi”. Tale batterio è aerobio-anaerobio e sviluppa per lo più in ambienti con concentrazioni saline di 1-4 %. Resiste molto bene alle variazioni di pH e si conserva in stato di quiescenza anche a temperature molto basse. Le caratteristiche alofile (capacità di sopravvivere in ambienti salini) di V. parahaemoliticus spiegano perché si ritrova con frequenza nei mari ed è infatti un componente usuale della flora microbica autoctona delle coste marine tropicali e temperate. La sua capacità di crescita e la sua diffusione nell’ambiente marino aumenta in relazione alle alte temperature, infatti, prolifera con maggiore facilità nei mari caldi e nei nei periodi estivi. Tuttavia non tutti i ceppi di V. parahaemoliticus sono patogeni. I ceppi del batterio che causano la malattia sono quelli generalmente associati al fenomeno di Kanagawa (capacità di indurre beta-emolisi su una speciale piastra di agar sangue) che inducono grazie ad un tipo di tossina, l’emolisina, nota come thermostable direct haemolysin  (TDH).

epidemiologia

La via di infezione è quella orale e, proprio per via della presenza del vibrione in ambiente acquatico, il contagio avviene essenzialmente attraverso il consumo di prodotti ittici crudi o poco cotti quali:

  • pesce
  • molluschi (soprattutto ostriche)
  • crostacei

La presenza di Vibrio parahaemoliticus in tali alimenti può essere dovuta anche ad una contaminazione secondaria successiva alla cottura a cui segue una proliferazione del batterio fino a concentrazioni tali da indurre la patologia una volta ingerito. Non sembra possibile attualmente che eventuali portatori sani possano fungere da fonte di diffusione di V. parahaemoliticus; il suo isolamento da soggetti asintomatici è infatti risultato molto raro.

sintomi

I primi sintomi si manifestano entro 24 ore dall’ingestione e la malattia si risolve solitamente entro 3 giorni in maniera benigna. L’infezione da Vibrio parahaemoliticus può causare:

  • diarrea (98%)
  • crampi addominali (82%)
  • nausea (71%)
  • mal di testa (42%)
  • febbre (27%)
  • brividi (24%)

La mortalità è molto bassa, tuttavia sono sicuramente più a rischio i soggetti immunocompromessie i malati cronici dove la malattia può evolvere anche in un quadro setticemico.

diagnosi

La diagnosi può essere fatta sulla base dell’anamnesi e dei sintomi clinici del paziente. Una diagnosi di certezza è data dall’isolamento del patogeno dalle feci del malato. Risulta indispensabile la determinazione della patogenicità del ceppo isolato attraverso specifiche metodiche colturali o biomolecolari.

prevenzione, controllo e terapia

Nel caso dei molluschi bivalvi, la depurazione in appositi stabilimenti può diminuire il numero dei vibrioni presenti senza tuttavia riuscire ad compiere un totale ed efficace risanamento. Nelle aree di produzione dove vi sono condizioni favorevoli al V. parahaemoliticus, puo’ essere utile istituire dei piani di sorveglianza per rilevare la presenza del batterio e conoscere in maniera continua i livelli di contaminazione e ,in tal modo, attuare adeguate contromisure in caso di necessità. La refrigerazione del prodotto deve essere effettuata in maniera adeguata perché tale processo permette di diminuire notevolmente le capacità replicative del batterio impedendo il raggiungimento di cariche microbiche elevate. E’ interessante notare come in Giappone, dove il consumo di pesce crudo è consuetudine, sono frequenti i casi di intossicazione da V.parahaemoliticus, e quindi sono  state intraprese misure di prevenzione quali l’adozione di limiti microbiologici, rigide temperature di refrigerazione obbligatorie e l’utilizzo di acque idonee durante le fasi di manipolazione successive alla raccolta.

La migliore misura di precauzione è rappresentata dalla cottura dei cibi a rischio, essendo il Vibrio parahaemoliticus sensibile al calore. Il batterio viene inattivato già a 65 gradi per un minuto, per cui non sono necessari metodi di cottura particolari. Tuttavia va considerato che i prodotti più a rischio sono proprio quelli che per abitudini alimentari vengono assunti crudi (i molluschi). I molluschi piu’ a rischio, come ad esempio le ostriche, sono consumati generalmente crudi e quindi appare difficile attuare un trattamento termico cautelativo senza stravolgere alcune tradizioni gastronomiche associate a tali alimenti. La terapia si basa sulla somministrazione di antibiotici appropriati ed eventuale reidratazione del soggetto. Il V. Parahaemoliticus risulta sensibile alla maggior parte degli antibiotici.