Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Trichinellosi

La trichinellosi è una malattia sostenuta da un nematode parassitadel genere Trichinella. Questo nematode può infestare  una grande varietà di mammiferi (uomo compreso) e di volatili. Ne esistono infatti svariate specie ognuna con ospiti preferenziali e con diverse aree geografiche di distribuzione. L’infestazione può avvenire attraverso l’ingestione di carni infette contenti cisti (larve incistate) di Trichinella. Le larve si riattivano dopo l’esposizione agli acidi gastrici e si sviluppano a livello dell’intestino tenue dove divengono adulti. Dopo l’accoppiamento i maschi muoiono mentre le femmine iniziano a deporre larve che attraverso la via linfoematogena raggiungono i muscoli scheletrici nei quali penetrano e si accrescono assumendo una tipica posizione spiralizzata. Le larve sono in questo stato infestanti e possono rimanere così per anni. Il ciclo ricomincia quando le larve sono ingerite da un altro ospite.

epidemiologia

Le modalità di sopravvivenza della Trichinella si basano su un ciclo silvestre e un ciclo urbano. Nel ciclo silvestre sono interessati  vari animali selvatici che si infestanocibandosi di animali o di carogne infestate e permettono così il perpetuarsi del ciclo. Nel ciclo urbano, che vede coinvolto anche l’uomo, sono invece interessati gli animali domestici che si infestanoalimentandosi per lo più con rifiuti o con il contatto con carogne contenenti larve: solitamente dal ciclo silvestre avviene una introduzione del parassita nel ciclo urbano specie quando è agevole il contatto tra animali selvatici e domestici. Le specie maggiormente implicate nella trichinellosi nel nostro paese sono la la T. britovi (presente sul nostro territorio) e T. spiralis(isolata per lo più in animali importati). Da dati bibliografici sembra che la volpe svolga  il ruolo di animale serbatoio per la T. britovi che può eventualmente trasmettersi ai suidi (domestici e selvatici) e al cavallo attraverso il contatto con carogne infestate e quindi all’uomo. I roditori possono divenire fonte di contaminazione per gli animali domestici nel caso di T. spiralis alla quale sono molto sensibili. L’uomo può infettarsi consumando carni crude o poco cotte di animali infestati. I focolai di trichinellosi in Europa negli ultimi anni hanno riguardato carni di suino, di cinghiale (selvaggina in genere)  e di cavallo che vengono infatti considerati i cibi responsabili della trasmissione delle Trichine. Il rischio è dato principalmente dalle carni provenienti da  quegli animali che vengono allevati allo stato brado o in piccole aziende familiari dove quindi e’ più facile la possibilità di contatto con animali selvatici che sono responsabili della diffusione del parassita. C
asi di trichinellosi umana dovuti al consumo di carni, provenenti da animali allevati in impianti industriali, sono estremamente rari.

sintomi

Nell’uomo la sintomatologia può variare da un decorso asintomatico fino ad un esito mortale a seconda della quantità di larve migrate nei tessuti, della loro localizzazione nei muscoli e della specie di trichina. Nella fase iniziale si possono avere sintomi gastrointestinali (diarrea, dolori addominali, vomito) dovuti ai parassiti adulti presenti al livello dell’intestino tenue. Successivamente (a circa una settimana dall’infestazione) prevalgono, a seguito della migrazione delle larve nei muscoli i seguenti sintomi:

  • mialgia
  • febbre
  • astenia
  • edema facciale
  • edema delle palpebre
  • emorragie
  • debolezza
  • fotofobia
  • compromissioni cardiache (in caso di infestioni massive)

diagnosi

Negli animali l’infestione da Trichinella non produce, nella maggior parte dei casi, una sintomatologia apprezzabile quindi per effettuare una diagnosi in vivo sono necessari esami di laboratorio; l’esame sierologico, tra i più utilizzati, consente un eventuale screening della malattia a livello aziendale. Anche per l’individuazione di Trichinella nelle carni, è necessario ricorrere ad esami di laboratorio; la malattia non è rilevabile all’esame ante-mortem al macello ed è impossibile individuare il parassita con un esame ispettivo delle carni. Per tale motivo i metodi d’analisi utilizzati nei laboratori sono principalmente:

  • esame trichinoscopico
  • esame del muscolo con stereomicroscopio dopo digestione artificiale
  • analisi bioenzimatiche (per l’identificazione di specie)
  • prove biomolecolari

Il nuovo Regolamento 2075/2005 definisce in maniera dettagliata le metodiche di campionamento e di analisi ufficiale per ogni categoria animale. Le zone d’elezione  per il parassita sono i pilastri del diaframma, i muscoli della lingua, masseteri, i muscoli laringei, i muscoli del bulbo oculare. La diagnosi nell’uomo non può essere fatta soltanto sulla base dei segni clinici che tuttavia possono dare un’indicazione. E’ quindi indispensabile l’ausilio di indagini di laboratorio come degli esami del sangue per rilevare l’eventuale presenza di eosinofilia (fino al 70%), leucocitosi, aumento deglienzimi muscolari (CPK). La conferma può essere data da successivi esami sierologici o da unabiopsia muscolare.

prevenzione, controllo e terapia 

La prevenzione e il controllo nei confronti della Trichinella vengono effettuati a più livelli nella filiera. Già in allevamento, per evitare l’introduzione del parassita, sono indispensabili varie misure quali:

  • evitare il contatto con gli animali selvatici impedendo l’uscita dei capi all’esterno degli edifici;
  • effettuare validi programmi di lotta ai parassiti e roditori che possono veicolare la Trichinella;
  • scegliere con cura i mangimi, assicurandosi che non siano a rischio, e corretto stoccaggio in modo da limitare il contatto con animali sensibili alle Trichine (es. topi);
  • monitorare la fauna circostante  in modo da conoscerne la situazione epidemiologica e l’eventuale grado di rischio;
  • rimuovere con rapidità gli animali morti in modo da impedire un eventuale diffusione del parassita;
  • assicurarsi dello stato sanitario dei capi introdotti in azienda.

 A livello di mattatoio e stabilimenti di trattamento della selvaggina, sono obbligatori i controlli sulle carcasse degli animali sensibili destinati all’alimentazione umana mediante prove diagnostiche di laboratorio. Anche i capi provenienti dall’attività venatoria sono soggetti a esami per l’individuazione della Trichinella. Le carni provenienti da paesi terzi devono possedere una documentazione che attesti che siano provenienti da animali esaminati nel paese di origine con metodi sovrapponibili a quelli della comunità europea per la ricerca di Trichine. I suddetti controlli non vengono effettuati per la specie suina quando le carni sono sottoposte a specifico trattamento (congelamento) o quando i capi provengono da aziende o regioni riconosciute indenni da Trichinella.

Nel caso vengano consumati alimenti considerati a rischio, soprattutto quelli derivati da suini allevati a livello familiare o selvaggina cacciata, possono essere adottate varie precauzioni. Innanzitutto il consumo di tali carni dovrebbe avvenire solo se sono stati effettuati i controlli sanitari che ne sanciscono l’idoneità al consumo umano. Il congelamento delle carni , secondo criteri combinati di temperatura/durata, è una misura generalmente sufficiente ad inattivare eventuali larve presenti nel parenchima muscolare. Tuttavia alcune specie sono più resistenti rispetto ad altre e soprattutto la loro resistenza varia anche in base all’ospite; secondo dei pareri scientifici dell’EFSA delle specie di Trichinella, presenti nella selvaggina e nei cavalli, potrebbero resistere al congelamento. I processi di affumicatura, salatura o essiccamento non sono metodi sicuri per la sanificazione delle carni e ciò spiega il perché della segnalazione di numerosi focolai di trichinellosi a seguito del consumo di insaccati o altri prodotti a base di carne. La cottura delle carni, invece prima del consumo offre poi, al consumatore, un ulteriore margine di sicurezza perché garantisce la completa distruzione di eventuali larve presenti.

La terapia in caso di infestione umana si basa sulla somministrazione di farmaci antielmintici(mebendazolo e albendazolo) che tuttavia sono efficaci solo sulle larve presenti nell’intestino Le larve penetrate a livello muscolare continueranno a progredire  e non vi sono farmaci in grado di eliminarle.

frequenza

I dati raccolti dalla Regione Lazio dal 1998 al 2004 relativamente al numero di animali testati e ai risultati degli esami trichinoscopici sottolineano che tutti gli animali pervenuti al macello nel periodo considerato sono risultati negativi. L’introduzione del nuovo metodo, più sensibile e meno soggettivo rispetto al precedente, potrà tuttavia determinare risultati differenti. Negli ultimi anni l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, comunque, (lupo e volpe) del Lazio, il che denota la presenza del parassita nel ciclo silvestre. Nella Regione Lazio si è verificato un solo focolaio nel 2002, che tuttavia ha avuto origine dal consumo di alimenti di importazione. Su un totale di 1183 casi di trichinellosi umana nel periodo 1980-2006, 947 hanno avuto origine dal consumo di carni di cavallo (interamente di provenienza estera), 192 da carni di cinghiale, 42 da carni di maiale e 2 da volpe. Le principali fonti di rischio non derivano da animali allevati sul territorio nazionale bensì dall’importazione di animali e derrate alimentari da Paesi terzi, come dimostra il numero considerevole di infetti dovuti al consumo di carni equine importate (80,0 %).