Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Toxoplasmosi

Toxoplasma gondi è un parassita intestinale dei felini. I gatti domestici e selvatici, che rappresentano un’ importante fonte di diffusione del microrganismo, contraggono la toxoplasmosi  ingerendo prede quali roditori o uccelli a loro volta infettati dal parassita. Nel gatto, dopo la penetrazione per via orale, ha inizio il ciclo replicativo intestinale mediante il quale gli organismi  moltiplicano nelle pareti dell’intestino tenue producendo delle piccole uova, denominate oocisti, che verranno escrete con le feci nell’ambiente circostante.

Una volta all’esterno, se esistono le condizioni adeguate di umidità e temperatura, le oocisti possono maturare (sporulazione) divenendo infettive per l’uomo, i volatili ed altri animali (suino, bovino, pecora, cavallo, topo ecc) e attraverso la via orale, raggiungere l’intestino. In questa sede i protozoi penetrano la parete e diffondono in altri organi, soprattutto muscoli e cervello, formando piccole cisti (ciclo extraintestinale). Tale evenienza si può riscontrare anche nel gatto. Nell’uomo l’ingestione di carni crude rappresenta probabilmente la via più comune di esposizione al toxoplasma (1) tuttavia si possono avere infezioni anche per contatto diretto oppure indiretto  (2) con feci di gatto contenenti le oocisti  ed infezioni congenite per trasmissione da madre a feto (3). Queste ultime si osservano con frequenza maggiore nella pecora, nella capra e nell’uomo, mentre sono rare nel gatto.

epidemiologia

E’ noto che i gatti hanno un ruolo essenziale nella diffusione della malattia perchè solo in essi si compie il ciclo completo del parassita (ciclo intestinale ed extraintestinale). Poiché Toxoplasma gondi si trasmette all’uomo per contatto diretto oppure indiretto con le feci dei felini, risultano comportamenti a rischio la mancata igiene dopo manipolazione delle lettiere e degli animali e l’ ingestione di alimenti , ad esempio i vegetali, inquinati dalle oocisti espulse dal gatto.

I prodotti carnei, crudi o poco cotti, ottenuti dalla macellazione di animali infestati dalle cisti del parassita, rappresentano tuttavia la via di trasmissione più frequente.

Sebbene sia più raro, il contagio può verificarsi anche per via oculocongiuntivale, mediante trasfusioni di sangue da soggetti malati a sani o per assunzione di cibo contaminato da alcuni insetti che, posandosi sulle feci dei felini e poi sulle pietanze, possono veicolare le oocisti.

Poiché Toxoplasma gondi è un organismo di piccole dimensioni, non è facile identificarlo negli alimenti. Le pietanze più a rischio sono le seguenti:

  • insaccati  (ad esempio prosciutto crudo, salsicce, prodotti salati ed essiccati)
  • carne cruda  (ad esempio carpaccio e tartara soprattutto di suino (cinghiale), ovicaprini e selvaggina mentre risultano meno pericolose le carni di  pollo, probabilmente per l’abitudine a consumarle ben cotto, e di bovino poiché presentano normalmente  una bassa infestazione delle masse muscolari)
  • acqua, vegetali e frutta cruda  venuti a contatto con le feci di gatto.

sintomi

Nelle persone immunocompetenti la maggior parte delle infezioni acquisite è asintomatica e passa per tanto inosservata. Negli altri casi la Toxoplasmosi si manifesta con infiammazione ed aumento di volume dei linfonodi, febbre e stanchezza. Solitamente i  sintomi tendono a regredire in modo spontaneo mentre solo talvolta, ricompaiono ciclicamente. In rari casi  la malattia può esordire  bruscamente con febbre, malessere, sudorazione notturna, ingrossamento del fegato e della milza, dolori articolari e muscolari. In alcuni soggetti inoltre possono comparire decorsi gravi con polmonite, infiammazioni dell’encefalo, dell’occhio, del fegato e del cuore.

I pazienti che contraggono la parassitosi restano protetti da anticorpi nei confronti del toxoplasma.

Negli uomini con deficit del sistema immunitario da patologie intercorrenti (ad esempio AIDS), la toxoplasmosi evolve in forma grave con infiammazione dell’encefalo spesso letale. Più raramente si possono avere altri sintomi quali ad esempio infezione generalizzata o localizzata, diabete, diarrea e versamento addominale (ascite).

La toxoplasmosi è ad alto rischio nel caso in cui venga contratta in gravidanza tuttavia le probabilità di infezione risultano maggiori in prossimità del parto e basse nelle prime settimane di gestazione; Toxoplasma gondi può provocare malformazioni, aborto o morte in utero. Spesso i bambini malati sono asintomatici alla nascita sebbene alcuni possano mostrare in seguito problemi neurologici ed oculari e meno frequentemente febbre o ipotermia, polmonite, ingrossamento dei linfonodi, emorragie ed ittero.

diagnosi

Poiché le manifestazioni cliniche della toxoplasmosi sono di frequente aspecifiche o assenti la diagnosi, nell’adulto, nel feto e nel neonato, si basa prevalentemente su esami di laboratorio o strumentali (TAC, RMN, Ecografia, oftalmoscopia).

I primi in particolare vengono utilizzati nelle gestanti (Toxo-test) per verificare in funzione della valutazione anticorpale, se le donne sono protette, suscettibili o a rischio. Nelle ultime due circostanze è necessario monitorare lo stato della donna nel corso della gestazione ed eventualmente verificare se è stata contratta l’infezione. In questo caso il nascituro, anche se apparentemente sano, dovrà essere seguito,  almeno per tutto il primo anno di vita, da un centro specializzato al fine di escludere eventuali danni cerebrali e visivi.

prevenzione, controllo e terapia

E’ importante sottolineare che la maggior parte dei felini infetti non mostra segni clinici di malattia e che il vero serbatoio della toxoplasmosi è rappresentato dai gatti randagi, i quali defecando nel terreno, vi rilasciano le oocisti. Per questa ragione la terra degli orti e dei giardini rappresenta un veicolo importante della malattia. È quindi necessario che chi svolge attività di giardinaggio presti particolare attenzione all’igiene personale lavandosi accuratamente le mani prima di toccarsi la bocca o la mucosa degli occhi e che ortaggi e frutta fresca vengano  lavati prima del consumo. Sebbene negli ultimi anni l’attenzione nei confronti del gatto domestico come portatore della malattia si sia ridimensionata, chi ospita felini nella propria casa dovrebbe evitare che gli animali si alimentino con carne cruda o che possano predare uccelli e ratti e cambiare giornalmente la lettiera per controllare la sporulazione delle oocisti grazie alla quale il parassita può infettare l’uomo.

Tra le principali fonti di infezione bisogna inoltre ricordare il consumo di carne cruda e semicruda; è quindi indicato, soprattutto per le categorie a rischio:

  • evitare di mangiare carne poco cotta, salata o essiccata (anche insaccati)
  • evitare di assaggiare la carne mentre la si prepara
  • lavarsi molto bene le mani dopo aver manipolato carne cruda.

Nel caso in cui la malattia compaia in soggetti immunocompetenti solitamente non vengono somministrati farmaci per la terapia. Questi ultimi sono invece necessari per curare la toxoplasmosi nei pazienti a rischio ovvero particolari categorie di malati, donne incinte e neonati. Il trattamento si basa sull’utilizzo di antibiotici.

frequenza

Nel mondo l’incidenza della toxoplasmosi è estremamente variabile.

Tale disomogeneità deve essere ricondotta a differenze nel clima , nelle condizioni igieniche e nelle abitudini alimentari. E’ noto infatti che la toxoplasmosi è più diffusa nei Paesi caldo-umidi, dove sussistono le condizioni ideali per la sporulazione dei parassiti, più frequente dove l’acqua da bere ed il cibo subiscono contaminazioni fecali e nelle popolazioni che si alimentano in prevalenza con carne (soprattutto  di maiale).  Per quanto detto, le categorie a rischio dovrebbero prestare molta attenzione nell’effettuare spostamenti da un Paese a bassa circolazione della malattia verso uno ad alta circolazione (per esempio il Brasile).