Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Sarcosporidiosi

La sarcosporidiosi è una malattia causata da protozoi appartenenti al genere Sarcocystis. I membri di questo gruppo sono parassiti unicellulari che si localizzano sottoforma di cisti (sporocisti) nei muscoli e nei tessuti di mammiferi, volatili e rettili. Descritti per la prima volta nel 1843 da Miescher  nella muscolatura striata di un topo domestico, sono stati identificati solo raramente  nei muscoli scheletrici e nel cuore dell’uomo.

Negli ovini, nel coniglio, nel topo e nelle oche le sporocisti dei parassiti sono  visibili ad occhio nudo mentre in altri ospiti, sono microscopiche.

 Attualmente si riconoscono diverse specie incluse nel genere Sarcocystis il cui nome spesso corrisponde all’ animale in cui sono state isolate (ad esempio Sarcocystis cunicoli rinvenuta nel coniglio). Nonostante le modalità del contagio non siano ancora state completamente delucidate, studi recenti hanno dimostrato che l’uomo può fungere da ospite definitivo o intermedio per numerose di queste specie.

Sarcocystis hominis e Sarcocystis suihominisriconoscono sicuramente l’uomo ed altri primati come ospiti definitivi e sono  responsabili di  zoonosi a trasmissione alimentare. Il ciclo biologico deisarcosporidi riconosce due ospiti: un predatore (carnivoro o onnivoro), nel quale si svolge lariproduzione sessuata del parassita, ed  una preda (erbivoro, onnivoro), in cui avviene la moltiplicazione asessuata.

L’uomo, ospite definitivo di Sarcocystis hominis eSarcocystis suihominis,  si infesta attraverso l’ingestione di carne di bovino (Sarcocystis hominis) o suino (Sarcocystis suihominis) contenente le cisti dei due parassiti. Nell’intestino, dopo la penetrazione attraverso la via alimentare,   i protozoi si riproducono e raggiungono con le feci, sotto forma di sarcocisti,  l’ambiente esterno.

Il bovino ed il suino si infestano alimentandosi con acqua o cibo contaminati dai liquami umani. Una volta nel tubo digerente di questi ospiti  intermedi, i parassiti compiono un ciclo riproduttivo asessuato e vanno ad incitarsi nei muscoli ed in altri tessuti.

epidemiologia

I sarcosporidi  possono causare nell’uomo una forma patologica denominata miosite eosinofilica o un quadro morboso a carico dell’apparato gastroenterico (sarcosporidiosi intestinale). Nel primo caso l’uomo funge da ospite intermedio mentre nel secondo da ospite definitivo.

Sarcocystis hominis e Sarcocystis suihominis, gli unici protozoi del genere Sarcocystis a trasmissione alimentare accertata, provocano la sarcosporidiosi intestinale. L’uomo, ospite definitivo, contrae la malattia  ingerendo carne di bovino e suino infestata dai parassiti. Le sporocisti infatti, possono sopravvivere negli alimenti poco cotti o crudi e non congelati, di conseguenza risultano a rischio tutte le pietanze prodotte con carne di tali animali non sottoposta a  trattamenti termici.

sintomi

Le infestazioni gastrointestinali da sarcosporidi la maggior parte delle volte non causano alcuna sintomatologia visibile e passano di conseguenza inosservate.

Altre volte, solitamente in seguito ad  ingestione di un numero elevato di parassiti, possono comparire manifestazioni morbose quali  vomito, nausea, dolore addominale, diarrea, diminuzione dell’appetito, talvolta aumento del battito cardiaco e  difficoltà respiratorie. Il tempo che intercorre fra l’assunzione del pasto parassitato e la comparsa dei segni clinici  è solitamente di 3-48 h.

In letteratura inoltre, sono stati segnalati  2 casi di sarcosporidiosi intestinale ad esito grave con sintomatologia legata all’instaurarsi di  enterite necrotizzante

diagnosi

La diagnosi presuntiva di sarcosporidiosi intestinale si basa sull’osservazione dei sintomi e sulla constatazione che il paziente si è alimentato con carne di bovino o suino poco cotta e non controllata. La diagnosi definitiva richiede invece il ricorso ad esami di laboratorio per l’identificazione del parassita nelle feci. Poichè le sporocisti di Sarcocystis hominis vengono espulse a distanza di 14-18 giorni dall’ingestione del pasto mentre quelle di Sarcocystis suihominis dopo 11-13 giorni, è possibile rinvenire i protozoi nelle feci solo dopo tale intervallo di tempo.

La sola osservazione al microscopio delle sporocisti presenti nelle feci non permette di differenziare le due specie di Sarcocystis.

prevenzione, controllo e terapia

Nel caso di Sarcocystis suihominis le sporocisti sono visibili ad occhio nudo di conseguenza la prevenzione della sarcospridiosi intestinale non può prescindere dall’ esclusione al consumo delle carni suine infestate. Risulta altresì fondamentale l’impiego di adeguati processi di preparazione del cibo. Durante la lavorazione dell’alimento si dovrebbero utilizzare tutti gli accorgimenti necessari ad assicurare la morte delle sarcocisti. La cottura della carne di suino a 60,70 e 100° C per 20,15 e 5 minuti rispettivamente, assicura la morte del protozoa. Anche la refrigerazione a –4°C per 24 ore e  –20°C per 48 ore, è efficace nel determinare l’inattivazione di Sarcocystis suihominis.

La prevenzione della malattia inoltre deve mirare ad evitare l’infestazione del suino e del bovino attraverso il controllo dei liquami umani impedendo una eventuale contaminazione fecale dei prodotti destinati all’alimentazione animale.

Non esiste una terapia farmacologia nei confronti delle forme intestinali di sarcosporidiosi. Nel caso in cui i parassiti determinino enterite necrotizzante il trattamento d’elezione consiste nell’asportazione chirurgica del tratto di intestino danneggiato.

frequenza

La prevalenza della sarcosporidiosi intestinale nell’uomo è bassa ed è raramente associata alla comparsa di malattia. Il quadro morboso viene identificata con frequenza maggiore in Europa rispetto agli altri continenti. Un’indagine su campioni di feci prelevati da bambini in Polonia e Germania, ha dimostrato che il 10.4% ed il 7.3% rispettivamente, risultavano positivi. In Spagna la malattia è stata diagnosticata in un paziente affetto da dolori addominali, vomito e diarrea mentre in Tailandia uno studio ha rilevato la presenza delle sporocisti nel 42.9% delle carni esaminate.