Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Policlorobifenili

Caratteristiche generali

I Policlorobifenili (PCB) sono un gruppo di composti chimici organici altamente stabili, con formula generica       C12H10-xClx, con x≤10. Inclusi i monocloroderivati, essi costituiscono una famiglia di 209 composti -congeneri- differenti a seconda del grado di clorurazione e per uno stesso grado di clorurazione, della posizione degli atomi di cloro. In relazione alle caratteristiche chimiche e agli effetti tossicologici, questi composti sono classificati in PCB diossina-simili (DL PCB) e PCB non diossina-simili (NDL PCB), che non mostrano i meccanismi tossici della diossina. A differenza delle Diossine, che possono essere considerate prodotti indesiderati di processi industriali o naturali, i PCB sono prodotti intenzionalmente per le loro caratteristiche tecniche e finiscono nell’ambiente per cause diverse, ad esempio dispersione o incidenti.

Epidemiologia

Prima degli anni ‘80 i PCB, la cui sintesi partiva dal petrolio o dal catrame, venivano utilizzati in molti settori come fluidi dielettrici nei trasformatori, condensatori e refrigeranti, come pesticidi, plastificanti, ritardanti di fiamma, fungicidi e anche come plastificanti in vernici, sigillanti, plastiche e prodotti in gomma. Si calcola che, a partire dal loro primo utilizzo commerciale alla fine degli anni 1920, siano state prodotte in tutto il mondo più di 1 milione di tonnellate di miscele tecniche di PCB.Le proprietà dielettriche e termiche hanno decretato il successo di questi composti, chimicamente non reattivi. Essi, infatti, sono altobollenti, con punti di ebollizione intorno ai 300°C a pressione ambiente e, a seconda del grado di clorurazione, il punto di fiamma è compreso tra i 170 e 200°C, ossia molto più alto rispetto a quello degli oli minerali; inoltre, allontanando la sorgente di accensione, la fiamma si spegne. Il pericolo di esplosioni è molto limitato poiché questa loro peculiare caratteristica rende i PCB praticamente incombustibili.Nonostante la produzione e l’impiego dei PCB siano stati vietati dalla maggior parte delle nazioni a partire dalla fine degli anni ’80, l’elevata persistenza ambientale e la marcata lipofilicità conferiscono ai PCB un forte potenziale di bioaccumulo e biomagnificazione.L’uomo può essere esposto in seguito alla formazione accidentale di queste sostanze nel corso di cicli lavorativi industriali e successiva contaminazione dell’ambiente; i PCB possono infatti penetrare nella catena alimentare e accumularsi in derrate alimentari di origine vegetale e animale destinate al consumo umano. La presenza di PCB nell’ambiente non dipende solamente da taluni processi industriali ma anche dall’adeguatezza e rispetto delle procedure di smaltimento e gestione dei rifiuti che contengono tali composti.Il consumo di cibi contaminati da diossine e PCB è la fonte principale di accumulo nel nostro organismo: sia negli animali che nell’uomo, infatti, queste sostanze vengono immagazzinate e trattenute dal tessuto adiposo e lasciano l’organismo soltanto dopo molto tempo.

Da uno studio condotto dall’European Food Safety Authority (EFSA) in 18 Stati Membri, Islanda e Norvegia tra il 1995 ed il 2008, su un totale di 11.214 alimenti e 1349 mangimi, si evince che pesci e prodotti derivati, seguiti da prodotti di origine animale, come latte crudo latticini, uova e ovoprodotti, rappresentano le maggiori fonti di contaminazione. I livelli più bassi sono stati riscontrati nella verdura e nella frutta. Analogamente, i mangimi contenenti prodotti derivati dal pesce, come l’olio di pesce sono risultati essere quelli maggiormente contaminati.

Effetti sulla salute

L’International Agency for Research on Cancer (IARC) ha classificato I PCB come probabili cancerogeni per l’uomo. L’esposizione ai PCB produce inoltre una serie di disturbi neurologici, dello sviluppo e immunitari.

La popolazione europea è esposta ai PCB per oltre il 90% attraverso il cibo contaminato. L’assunzione giornaliera media di NDL PCB totali negli adulti in Europa è stimato nell’ordine di 10-45 ng/kg di peso corporeo, mentre nei bambini sono stati osservati valori più elevati, soprattutto nei bambini allattati al seno. Alcuni gruppi, come i pescatori del Mar Baltico, risultano notevolmente esposti, a causa del consumo di alimenti altamente contaminati.

Prevenzione, controllo e terapia

Al fine di evitare la dispersione dei PCB nell’ambiente, in tutti i paesi comunitari sono in atto misure di stoccaggio e decontaminazione di questi materiali oltre che degli apparati e dei rifiuti contenenti PCB. Per quanto riguarda l’Italia, i dati relativi ai piani di monitoraggio condotti su scala Nazionale dal 2004, indicano una progressiva riduzione dei livelli di contaminazione, in linea con quanto riscontrato nei paesi occidentali economicamente più avanzati. Questo risultato deriva principalmente dal miglioramento delle tecniche di abbattimento dei contaminanti rilasciati dai siti di produzione industriale e dagli inceneritori di rifiutiAl fine di tutelare la salute dei consumatori, per questi contaminanti la Comunità Europea ha stabilito livelli massimi di accettabilità e livelli di azione sugli alimenti destinati al consumo umano, nonché sui mangimi destinati agli animali. I limiti di tolleranza per le derrate alimentari sono fissati dal Regolamento CE/1881/2006 e dalla Direttiva CE/13/2006 per i mangimi. A livello nazionale, il Piano Nazionale Residui (PNR) prevede il monitoraggio di 12 congeneri per i DL PCB e di 6 congeneri NDL “indicatori”, che rappresentano il 50% del totale dei NDL PCB negli alimenti nell’ambiente e negli alimenti. La presenza di concentrazioni di PCB superiori ai limiti fissati dalla legge implica il sequestro e la distruzione della merce, mentre il superamento dei livelli d’azione non richiede tali misure, ma risulta comunque un importante strumento che consente alle autorità competenti di rilevare i casi in cui è conveniente individuare una fonte di contaminazione e adottare misure per ridurla o eliminarla.


Sitografia:

Efsa

Istituto Zooprofilattico Sperimentale

Centro Studi per la Sicurezza Alimentare 

Ministero della Salute