Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Opistorchiasi

Negli ultimi anni l’utilizzo di pesce non sottoposto a cottura, tipico di alcune regioni del mondo situate in prossimità dei laghi o del mare, si è diffuso in  aree geografiche nelle quali era poco o per nulla presente in precedenza (1).

In Italia un’indagine condotta di recente, ha rilevato un incremento nei consumi di prodotti ittici crudi (2) ed è forse il mutamento degli scenari  alimentari a giustificare in parte, la comparsa nella nostra nazione di focolai epidemici di opistorchiasi, una parassotosi legata al consumo di prodotti ittici non adeguatamente trattati.

CICLO BIOLOGICO:

A causare l’Opistorchiasi è un trematode di piccole dimensioni,Opisthorchis felineus, il cui ciclo biologico si compie in presenza di due ospiti intermedi (un gasteropode del genere Bytinia ed un pesce di acqua dolce) e di un ospite definitivo. Gli ospiti definitivi diO. felineus sono i mammiferi ittiofagi, uomo compreso. Tra questi il gatto domestico è tra le specie maggiormente colpite.

I mammiferi ittiofagi contraggono il parassita attraverso l’ingestione di pesce d’acqua dolce infestato, poco cotto o crudo (vedi figura 1). I dati di prevalenza in Europa mostrano che tra i teleostei più di 35 specie appartenenti alla famiglia Ciprinidae (generi Abramis, Alburnus, Aspius, Barbus, Blicca, Carassius, Chondrostoma, Cobias, Cyprinus, Gobio, Leuciscus, Phoxinus, Polecus, Rutilus, Scardinius e Tinca) sono sensibili ai parassiti del genere Opisthorchis. Per quanto concerne il solo O. felineus, nella ex URSS sono state identificate 22 specie recettive, appartenenti a 17 generi differenti (3). In Italia l’unica specie di teleostei positiva per presenza di metacercarie è risultata la Tinca (Tinca tinca) (12; 13; 14; 15).

Nell’ospite definitivo le forme larvali del trematode raggiungono il fegato dove maturano in adulti (4) (Figura 1).

Figura 1- Ciclo biologico di Opistorchis spp. Le uova embrionate raggiungono attraverso i dotti biliari, l’intestino dal quale vengono espulse, con le feci (1). Nell’ambiente esterno vengono ingerite dal primo ospite intermedio, un gasteropode di acqua dolce del genere Bithynia (2). In questa fase le uova liberano i miracidi (2a), che maturano a sporocisti (2b), redie (2c), e cercarie (2D). Le cercarie fuoriescono dal gasteropode  e nuotano liberamente nell’acqua. A questo punto, se incontrano un pesce d’acqua dolce recettivo (secondo ospite intermedio) si ancorano alla cute, la perforano e si incistano nei muscoli come metacercarie (3). L’uomo contrae il parassita attraverso l’ingestione di pesci d’acqua dolce poco cotti o crudi (4). Le metacercaria furiescono nel duodeno (5) e risalgono le vie biliari dove maturano ad adulti (6). Da questa sede le uova embrionate  raggiungono attraverso i dotti biliari, il tratto intestinale e tramite le feci, l’ambiente esterno.

SINTOMATOLOGIA:

Nell’uomo gli adulti di O. felineus  si localizzano all’interno dei dotti biliari, prevalentemente nel lobo epatico destro (5). La presenza del trematode in questa sede è responsabile della comparsa dei sintomi clinici. Le infestazioni da O. felineus, inatti, possono presentarsi  raramente in forma silente, più spesso acuta, subacuta o cronica. La sintomatologia acuta compare 2-4 settimane dopo l’ingestione di pesce crudo infestato (6;7) e si manifesta con febbre alta e segni clinici simili a quelli dell’epatite virale. Sono stati segnalati anche fenomeni di emesi, dolore addominale al quadrante epatico destro e nausea (8), malessere, artralgia, linfadenopatia, difficoltà digestive, anoressia, perdita di peso, diarrea ed eruzioni cutanee (6). Nelle forme sub-acute e croniche si possono invece avere, sintomi quali flautolenza, intolleranza ai cibi grassi, colangite suppurativa ed ascessi epatici, colelitiasi, dimagrimento, edema (6;7), ostruzione, infiammazione e fibrosi del tratto biliare e pancreatite (8). Nei casi avanzati si sviluppano quindi, ipertensione portale, infiammazione cronica ed iperplasia dell’epitelio delle vie biliari. La cirrosi epatica può sopraggiungere a complicare il quadro clinico (9).

L’agenzia internazionale per le ricerche sul cancro (IARC) ha classificato due parassiti strettamente connessi con O. felineus ovvero Opisthorchis viverrini e Clonorichis sinensis tra i “cancerogeni di categoria 1”, gruppo comprendente attualmente 170 agenti certi di neoplasia. O. viverrini e C. sinensis, infatti, sono responsabili della comparsa di alcune forme di colangiocarcinoma (CCA) una neoplasia dei colangiociti dei dotti biliari.

O. felineus è stato invece incluso tra gli agenti  di “categoria 3”, ovvero nel gruppo attualmente non classificabile per le sue capacità carcinogenetiche nella popolzione. Infatti, i dati attualmente disponibili non sono sufficienti a dimostrare un’ associazione univoca cusa-effetto tra l’esposizione al trematode  e la comparsa di CCA (5;10).

EPIDEMIOLOGIA:

Delle 8 epidemie segnalate a partire dal 2003, 5 (62.5%) hanno interessato il Lazio e 6 (75%) sono state attribuite al consumo di prodotti ittici pescati nelle acque interne della Regione (20; 21; 22; 23; 24; 17). Inoltre, nel corso degli ultimi anni sono stati segnalati episodi di malattia singoli, in provincia di Viterbo e Roma (11).

Le indagini epidemiologiche condotte nella Regione Lazio conseguenti ai focolai di Opistorchiasi verificatesi nel 2007, 2008, 2010 e 2011 e le succesive ricerche per accertare la presenza e circolazione del parassita hanno permesso di identificare nei laghi vulcanici di Bolsena e Bracciano, luoghi endemici per la presenza del  trematode (12).

Tra il Settembre 2007 ed il Marzo 2008 Bossù et al. (13) hanno esaminato 801 campioni appartenenti a 17 specie ittiche differenti (Anguilla anguilla, Chondrostoma genei, Coregonus spp., Cyprinus carpius, Esox lucius, Ictalurus melas, Lepomis gibbosus, Leuciscus cephalus, Microptereus salmonides, Mugil chephalus, Perca fluviatilis, Scardinius erythrophthalmus e Tinca tinca) utilizzando la speratura (candling o compressione muscolare) e la digestione artificiale. Successivamente i positivi sono stati sottoposti a conferma mediante PCR. L’unica specie nella quale sono state riscontrate metacercarie diO. felineus è risultata la Tinca (Tinca tinca) con una prevalenza media dell’83.1%. I pesci parassitati erano stati catturati sia nel lago di Bolsena che nel lago di Bracciano mentre il numero più elevato di metacercarie riscontrate è risultato pari a 50/50g di muscolo.

Nel 2010 sono stati invece, pubblicati i dati di un’altra ricerca  condotta in provincia di Viterbo e Roma, nei laghi di Bolsena e Bracciano su un campione di 894 pesci, 87 campioni di feci di gatto (n=56), cane (n=13), nutria (N=9), volpe (n=7), ratto (N=2) e 170 pool (4.983 esemplari) di gasteropodi di acqua dolce del genere Bithynia. La tinca (Tinca tinca) è risultata l’unica specie ittica positiva per la presenza di metacercarie con una prevalenza totale pari all’88,5% (116/131). I pesci positivi erano originari di entrambi i laghi, con una prevalenza del 75% per Bolsena e del 95,4% per Bracciano. Il lago di provenienza del pesce apparare un importante fattore di rischio (OR=7,5).

Una caratteristica degna di nota è che, dopo la digestione dei muscoli di Tinca, la maggior parte delle larve era ancora viva e vitale. Nessun coregone analizzato (Coregonus sp.) è, invece, risultato infestato. Tra i mammiferi ospiti defintivi, sono state riscontrate positività solo nelle fei di gatto con una prevalenza del 46,4% (36,6%per Bolsena e 73,3% per Bracciano). Il rischio di infestazione è risultato maggiore per i gatti del lago di Bracciano (OR=4,8). Opisthorchis felineus è stato identificato anche nei molluschi del genere Bithynia (tasso minimo di infezione= 0,08%) prelevati in prossimità dei due laghi (13,3% dei campioni totali per Bolsena e 1,2% per Bracciano). Per quanto sopra esposto, la presenza del parassita nei due laghi del nord del Lazio è endemica ed il ciclo sembra coinvolgere esclusivamente i gasteropodi del genere Bithynia, la tinca ed il gatto (12).

Questi dati, trovano coincidenza  con i risultati delle ricerche condotte in altre Regioni. Sino ad ora, infatti, i pesci della specie Tinca tinca sono gli unici teleostei ad essere stati identificati tra i positivi in Italia (12; 13; 14; 15). Sembra plausibile, di conseguenza, che l’esposizione della popolazione umana al parassita avvenga esclusivamente per ingestione di prodotti a base di tinca cruda o praticamente tale.

INTERVENTI E STRATEGIE DI PREVENZIONE:  

A livello domestico è opportuno sapere che le metacercarie di O. felineus presenti nel pesce sono devitalizzate da:

  • Cottura a 65°C nel cuore dell’alimento per almeno 1 minuto;
  • Congelamento  del pesce a -20°C nel cuore per almeno una settimana (18);

Anche la cottura a 70°C per almeno 30 minuti è in grado di assicurare la morte delle metacercarie diOpisthorchis nel pesce (25).

Per quanto concerne, invece, gli Operatori del Settore alimentare che commercializzano prodotti ittici a rischio trasmissione di O. felineus (per es. pesci di acqua dolce della famiglia Ciprinidae) questi devono assicurarsi che il materiale crudo o il prodotto finito siano sottoposti ad un trattamento di congelamento che uccida i parassiti vivi. La normativa Europea (Reg. (UE) N. 1276/2011 che modifica l’allegato III del regolamento (CE) n. 853/2004) (16) non specifica quale sia questo trattamento e lascia all’operatore il compito di stabilire tempo e temperatura purchè dimostri che sia efficace nel devitalizzare il parassita. Sebbene quindi, le disposizioni comunitarie diano solo una linea di indirizzo generale su come prevenire il pericolo trematodi nei pesci dulciacquicoli, alcune ordinanze locali, una nota regionale(17) e ministeriale (19; 20) hanno stabilito il commercio condizionato dei pesci della specie Tinca tinca pescati nei laghi di Bolsena e Bracciano, ovvero la commercilaizzazionedelle stesse con la dicitura “da consumarsi previa cottura o da sottoporre a congelamento a -20°C per una settimana”.

Per arginare il dilagarsi delle epidemie di opistorchiasi, a partire dal 2007 sono stati intrapresi numerosi interventi ad opera delle ASL coinvolte (Roma F e ASL di Viterbo) della Regione Lazio e del Ministero della Salute.

Il Dipartimento di Prevenzione della ASL di Viterbo, Servizio Veterinario area B Tutela Igienico Sanitaria degli Alimenti di Origine Animale, tra le varie iniziative messe in opera, ha predisposto di recente, una circolare a firma del Direttore U.O.C Dott. Giuseppe Micarelli, indirizzata agli operatori che  producono e somministrano prodotti ittici insistenti sul territorio di competenza  della A.U.S.L. VT. Nella comunicazione si vuole ricordare quanto disposto dalla normariva in merito alla responsabilità dell’OSA nella gestione dei prodotti ittici parassitati. E’ stato inoltre diramato un cuminicato stampa al fine di consentire una più ampia divulgazione dei corretti comportamenti da adottare anche a livello domestico.

Di seguito è possibile  reperire il testo completo del comunicato e della circolare.

Circolare Dipartimento di Prevenzione della ASL di Viterbo, Servizio Veterinario area B Tutela Igienico Sanitaria degli Alimenti di Origine Animale-Direttore U.O.C  Dott. Giuseppe Micarelli

Comunicato stampa diramato dalla ASL di Viterbo, Servizio Veterinario area B Tutela Igienico Sanitaria degli Alimenti di Origine Animale – Direttore U.O.C  Dott. Giuseppe Micarelli

Aggiornato al: 21/06/2012

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