Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Malattie Alimentari da Enterobacter Sakazakii

Caratteristiche generali

Entebacter sakazakii è un microrganismo appartenente alla famigliaEnterobacteriaceae, asporigeno, di forma bastoncellare,  mobile in quanto dotato di flagelli peritrichi, anaerobio facoltativo, in grado di produrre un pigmento giallastro in coltura e di crescere a temperature comprese fra i 6 ed i 45°C.

Il primo caso di malattia neonatale attribuita a questo germe, in principio erroneamente identificato con la specie Enterobacter colacae, risale al 1961. Da allora Entebacter sakazakii è risultato responsabile di un numero crescente di episodi patologici trasmessi mediante cibo contaminato i quali però, allo stato attuale delle conoscenze, non possono essere considerati casi di tossinfezione alimentare. Nonostante infatti sia stata accertata la capacita di alcuni ceppi del batterio di sintetizzare tossine, il ruolo di tali sostanze nel determinismo della malattia non è ancora stato chiarito.

epidemiologia

Le fonti e le modalità di trasmissione di Entebacter sakazakii sono a tutt’oggi oggetto di studio.Sebbene esso non sia un normale abitante dell’intestino di uomo ed animali, è stato più volte isolato nelle feci di neonati asintomatici.

La presenza di Enterobacter sakazakii è stata accertata inoltre nell’ acqua, nel suolo, nei vegetali, in alcuni animali (mosche, moscerini della frutta e ratti) e nei seguenti alimenti:

  • formaggi;
  • tofu;
  • pane fermentato;
  • salsiccia;
  • te;
  • riso;
  • carne affumicata e macinata;
  • latte in polvere e derivati.

Nonostante il microrganismo sia stato isolato in numerose pietanze, solo il latte in polvere ed i suoi derivati vengono chiamati in causa nella trasmissione delle infezioni alimentari. Appare probabile che la contaminazione di questi ultimi sia di natura ambientale ed avvenga in specifici punti della catena di produzione attraverso il contatto con materiale, superfici, utensili inquinati ed organismi vettori (ad esempio insetti).

Sebbene Enterobacter sakazakii sia in grado di provocare malattia in individui di tutte le età, i soggetti più a rischio di infezione risultano essere i neonati e fra questi in modo elevato:

  • i nati pre-termine (meno di 36 settimane di gestazione);
  • i nati con basso peso (<2500 grammi);
  • gli immunocompromessi ;
  • i nati da madri HIV positive;

Tale maggiore recettività è riconducibile da un alto alla più frequente alimentazione con latte in polvere e derivati delle suddette categorie di neonati e dall’altro all’ elevato pH gastrico che essi presentano; quest’ultimo in particolar modo faciliterebbe la sopravvivenza del batterio nel suo passaggio all’interno dello stomaco.

sintomi

Sepsi, meningite ed enterocolite necrotizzante (NEC) rappresentano i sintomi più comuni delle infezioni. Tra le forme patologiche causate da Enterobacter sakazakii la meningite è il quadro più grave. Secondo alcuni Autori è probabile che il batterio manifesti un particolare tropismo per il sistema nervoso centrale dove è causa di importanti lesioni quali  ventricoliti, idrocefalo,ascessi, cisti ed infarto cerebrale. Si possono inoltre presentare segni di quadriplegia e ritardato sviluppo mentale. Nel 33-80% dei casi gli ammalati vanno incontro a morte.

Un’altra importante manifestazione infettiva neonatale causata dal patogeno è l’enterocolite necrotizzante (NEC) la quale, secondo recenti studi, rappresenta la più comune malattia gastro-enterica d’urgenza del neonato, con tassi di mortalità che variano dal 10 al 55%.

diagnosi

La diagnosi presuntiva di malattia si effettua sulla scorta dei dati anamnestici e mediante osservazione della sintomatologia. La diagnosi di certezza viene invece formulata in seguito ad isolamento del batterio da campioni prelevati dal paziente (liquor). Può essere d’ausilio la contemporanea identificazione del germe negli alimenti utilizzati per la poppata dei neonati. Recentemente sono state sperimentate delle nuove tecniche di laboratorio per la tipizzazione. In particolar modo sono stati saggiati dei tests di biologia molecolare (PCR) che in futuro potrebbero permettere una diagnosi più rapida.

prevenzione, controllo e terapia

Partendo dal presupposto che il trattamento termico del latte determini un risanamento microbiologico del prodotto per Enterobacter sakazakii, si può desumere che a livello industriale la presenza del batterio negli alimenti incriminati sia dovuta all’utilizzazione di ingredienti non sottoposti a pastorizzazione oppure a contaminazione ambientale nelle fasi di lavorazione consecutive al trattamento termico ovvero tra il processo di spray-drying (disidratazione) ed il confezionamento.

Al fine di ridurre il pericolo di inquinamento alimentare è necessario:

  • Prestare attenzione e monitorare la qualità igienica della materie prime e delle attrezzature;
  • Controllare attentamente le temperature di pastorizzazione e di stoccaggio;
  • Eseguire campionamenti per la determinazione dei microrganismi di derivazione enterica negli ambienti di essiccazione, post-essiccazione e preconfezionamento e negli strumenti utilizzati in tali locali;
  • Ridurre il grado di umidità dei locali e dei processi produttivi al fine di limitare la moltiplicazione delle Enterobacteriaceae (ad esempio evitare il ristagno di acqua negli ambienti ed effettuare il lavaggio a secco delle attrezzature).

Risulta altresì fondamentale ai fini preventivi, l’applicazione delle Buone Pratiche di Lavorazione (GMP), delle Buone Pratiche Igieniche (GHP) e dell’Analisi del Rischio e Controllo dei Punti Critici (HACCP).

In ambito domestico, per ridurre il pericolo di contaminazione è infine indispensabile:

  • Ricostituire il latte in polvere immediatamente prima di ogni poppata, utilizzando acqua bollente (70-90°C) e se possibile sostituire lo stesso con i prodotti liquidi disponibili in commercio;
  • Prestare attenzione all’igiene  lavandosi accuratamente le mani ed  utilizzando contenitori puliti o disinfettati per la preparazione e la somministrazione del latte;
  • Conservare il prodotto ricostituito non a temperatura ambiente ma in frigorifero ed evitare che intercorrano periodi di tempo superiori alle 4 ore fra la preparazione e l’utilizzazione.

Inoltre dove possibile, è consigliabile effettuare l’allattamento dei neonati al seno materno.

frequenza

A partire dal 1961, quando fu descritto il primo caso di meningite neonatale sostenuta daEnterobacter sakazakii, sono stati segnalati vari episodi di infezione.

Il numero di casi documentati fino al 2002 non supera la sessantina, tuttavia è probabile che la reale portata degli episodi infettivi sfugga agli operatori sanitari a causa della mancanza di sistemi di controllo ufficiale (in particolare nei paesi in via di sviluppo) e della carente disponibilità di laboratori clinici che effettuino i tests per la ricerca del patogeno.

Nel 1997 il primo studio in merito alla distribuzione geografica della malattia, basato sulla casistica, ha permesso di identificare episodi di infezione esclusivamente negli Stati Uniti, nel Canada ed in alcune nazioni europee. In seguito la patologia è stata riscontrata anche in Israele; in Italia non sono stati documentati episodi di infezione provocati dal batterio.