Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Listeria monocytogenes

Caratteristiche generali

Listeria monocytogenes è un bacillo gram positivo in grado di causare una malattia a trasmissione alimentare  denominata Listeriosi. Il primo caso di patologia accertata associata al consumo di cibo, fu riportato nel 1953 da Poetel e riguardava due gemelli nati morti a seguito dell’ingestione materna, di latte crudo contaminato. Listeria monocytogenes è un germe ubiquitario, capace di resistere e moltiplicare in condizioni considerate avverse per altri batteri. Esso infatti sopravvive al congelamento ed all’essiccamento, può moltiplicare a temperature di refrigerazione (4°C), a valori di pH acido (4,4) e basico (9,6) ed in presenza di sale da cucina (NaCl 10-12%).La temperatura ideale per la crescita oscilla tra 0 e 45°C mentre a 50°C il batterio viene inattivato.

epidemiologia

Listeria monocytogenes è ampiamente diffusa nell’ambiente ed è stata  isolata da diverse fonti quali suolo, vegetali, foraggi insilati, materiale fecale ed acque superficiali reflue. La malattia viene trasmessa tramite l’ingestione di cibo contaminato e nelle donne gravide, per passaggio attraverso la placenta, dalla madre al figlio.La porta di entrata più frequente per il batterio è rappresentata dalla via orale e gli alimenti più frequentemente causa di Listeriosi sono:

  • latte fresco non pastorizzato e derivati
  • formaggi
  • würstel
  • carni lavorate (pollo)
  • prodotti ittici
  • vegetali crudi
  • insaccati

Sebbene i piatti lavorati e pronti per l’uso siano più a rischio, è bene ricordare che Listeria monocytogenes può contaminare qualsiasi alimento in qualunque fase della filiera.

sintomi

La Listeriosi può colpire l’uomo e gli animali. Nell’uomo si possono avere infezioni :

  • durante la gravidanza. Le donne colpite manifestano sintomi come febbre, mal di testa, dolori muscolari, diarrea o costipazione, parto prematuro, aborto ed infiammazione delle meningi
  • nel periodo neonatale. In questo caso Listeria monocytogenes raggiunge i feti passando attraverso la placenta. I soggetti spesso nascono morti  e prematuri e presentano ascessidisseminati, granulomi in diversi organi quali fegato, milza, polmone, rene ed encefalo. I neonati sopravvissuti all’infezione nella vita intrauterina possono ammalarsi alcuni giorni dopo la nascita con infiammazione delle meningi e dell’encefalo, sepsi e  morte.
  • nell’adulto. I malati possono manifestare: quadri setticemici con febbre, malessere generale e morte; quadri neurologici con infiammazione dell’encefalo, delle meningi ed ascessi cerebrali; quadri focali con ascessi cutanei, congiuntiviti, infiammazioni di vari organi e tessuti.

I soggetti più a rischio di Listeriosi sono quelli con patologie intercorrenti (per esempio diabete, neoplasie) , donne gravide, anziani, bambini e persone immunodeficienti.

diagnosi

La diagnosi inizialmente si basa sull’osservazione  dei sintomi clinici che tuttavia possono rivelarsi aspecifici in quanto simili a quelli determinati da altre malattie. La diagnosi di certezza di conseguenza, si effettua attraverso l’isolamento colturale del batterio da campioni biologici prelevati dal malato (sangue, liquido amniotico, placenta, secrezioni genitali ecc.). In caso di esito positivo, si provvede all’esecuzione dell’antibiogramma per conoscere l’antibiotico più adatto alla terapia. La tipizzazione sierologica di Listeria monocytogenes risulta importante soprattutto nello studio di vasti focolai e viene eseguita per fini epidemiologici.

prevenzione, controllo e terapia

Per ridurre il rischio di contaminazione degli alimenti possono essere utilizzate diverse strategie sia a livello industriale che famigliare. In entrambi i casi risultano fondamentali le norme igieniche basilari (le cosiddette GMP: buone pratiche di manipolazione). Essendo Listeria monocytogenes un germe resistente nell’ambiente esterno è fondamentale una rigorosa igiene delle attrezzature e una periodica opera di disinfezione di tali strumenti.

Fra i processi tecnologici efficaci sul microrganismo si devono ricordare la cottura, il congelamento, la salatura e l’acidificazione. Per quanto concerne l’effetto del calore è stato dimostrato che lapasteurizzazione del latte riduce sensibilmente la sua contaminazione ed altrettanto dicasi per le carni crude sottoposte a cottura. Anche il congelamento può rivelarsi un utile strumento di prevenzione sebbene le cellule del batterio possano in parte sopravvivere a questo processo. In merito all’acidificazione è stato osservato che l’acido acetico, l’acido lattico e l’acido citrico (presente nel limone) se utilizzati in certe quantità, inibiscono la crescita del germe. Inoltre a livello industriale l’impiego di conservanti, antiossidanti , emulsionanti ecc. può essere un valido strumento di prevenzione. E’ importante sottolineare che tutti questi mezzi profilattici potenziano la loro azione se associati.

Se è possibile prevenire la malattia agendo sul livello di contaminazione del cibo non esiste invece la possibilità di proteggersi mediante vaccinazione . Una volta contratta  la patologia la terapia consiste nella somministrazione di antibiotici previo antibiogramma.

frequenza

Nel 2002, negli Stati Uniti, un’epidemia di listeriosi associata al consumo di carne di tacchino contaminata ha avuto come effetto 54 casi di malattia, 8 morti e 3 aborti in 9 stati diversi. In Europa, la metà dei casi notificati sembra derivare da assunzione di prodotti lattierocaseari. Epidemie di questi tipo si sono verificate nel 1983 e nel 1987 in Svizzera, per formaggi molli non pastorizzati, nel 1986 in Austria per consumo di latte non pastorizzato, e nel 1995 in Francia, dove un tipo di Brie, sempre a base di latte non pastorizzato, è stato all’origine di una epidemia. Anche prodotti pastorizzati e contaminati in seguito hanno dato origine a casi di listeriosi, come è successo in Finlandia nel 1998- 99 a causa del consumo di burro contaminato. Nel rapporto 2002 del RASFF, le notifiche su prodotti commercializzati relative alla Listeria costituiscono il 17% del totale.
In Italia, nel maggio 1997, una epidemia di listeriosi gastroenterica derivata dal consumo di insalata di mais e tonno contaminato, utilizzato nelle insalate, ha coinvolto oltre 1500 persone.Inoltre nell’anno 2005, il Ministero della Salute ha raccolto nel contesto del sistema di allerta,un numero di 117 notifiche . Nella regione Lazio, nel periodo compreso fra il 1997 ed il 2000 sono stati notificati 4 casi di Listeriosi.