Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Criptosporidiosi

Nel genere Cryptosporidium sono inclusi piccoli parassiti, appartenenti al gruppo dei coccidi, in grado di infettare le cellule epiteliali gastrointestinali e respiratorie dell’uomo e degli animali causando una patologia indicata con il termine di criptosporidiosi. La prima associazione fra la presenza dei microrganismi nel tratto gastroenterico di pazienti affetti da diarrea lieve e la comparsa di malattia, risale al 1976.

Negli anni seguenti fu posta scarsa attenzione dal mondo medico nei confronti del parassita fino a quando, a causa del progressivo diffondersi dell’HIV, la criptosporidiosi si è imposta drammaticamente all’attenzione degli infettivologi. Infatti negli individui immunocompromessi, cioè con deficit del sistema immunitario, la patologia compare in forma grave e talora ha esito letale.

La classificazione delle diverse specie incluse nel genere Cryptosporidium è tuttora controversa. Sebbene non tutti i ricercatori siano concordi, si riconoscono 23 specie fra le quali la più interessante da un punto di vista sanitario risulta essere il Cryptosporidium parvum, sia per le sue caratteristiche di infettività, morbilità e mortalità, sia per la sua diffusione e la capacità di sostenere infestazioni in un’ampia gamma di mammiferi.

Il ciclo biologico dei criptosporidi si compone di fasi  replicative asessuate (divisione di ogni cellula) e sessuate (unione di una cellula maschile ed una femminile). Ad ogni stadio riproduttivo delle fasi sessuate ed asessuate, corrisponde una precisa  forma del parassita che di conseguenza viene chiamato in diverso modo (sporozoita, trofozoita, merozoita, oocisti, microgmonte, macrogamonte, zigote).

Il ciclo biologico dei criptosporidi ha inizio quando l’oocisti sporulata, ingerita da un ospite recettivo (uomo) va incontro a rottura liberando i parassiti (sporozoiti) che entrano in contatto con le cellule epiteliali del tratto gastroenterico. La liberazione dei criptosporidi dall’oocisti è fondamentale per l’infestazione dell’organismo ed è facilitata nel tratto gastroenterico, dall’esposizione agli enzimi pancreatici ed ai sali biliari. Nel tubo digerente i parassiti penetrano nelle cellule epiteliali dell’ospite (uomo) iniziando un ciclo riproduttivo, articolato in diverse fasi di replicazione asessuata (schizogonia) e sessuata (gametogonia), al termine delle  quale vengono formate nuove oocisti. Queste ultime attraverso le feci, raggiungeranno l’ambiente esterno. Nel caso di Cryptosporidium parvum, poiché il disincistamento  con la fuoriuscita dei parassiti (sporozoiti) può verificarsi già nell’ambiente esterno (acque calde),  l’uomo può contrarre infezioni non solo intestinali ma anche a carico della congiuntiva oculare, del tratto respiratorio, dei linfonodi, della cistifellea, del testicolo, delle ovaie, della vagina e dell’utero.

Alcuni criptosporidi (per esempio Cryptosporidium bailey) si localizzano nel tratto respiratorio di conseguenza, il ciclo replicativo  si compie in questo apparato ed ha inizio con l’inalazione del parassita. Le oocisti che sviluppano nelle vie respiratorie abbandonano l’organismo ospite tramite le secrezioni nasali.

epidemiologia

La trasmissione della criptosporidiosi avviene per inalazione o ingestione del parassita a seguito del contatto diretto fra soggetto sano ed infetto (uomo-animale; uomo-uomo) ed anche mediante alimenti o acque contaminate dalla oocisti. Il cibo può veicolare il parassita in conseguenza della manipolazione da parte di personale infetto o perché inquinato da acqua o da altro materiale contenente il parassitata. Recentemente succhi di frutta e molluschi marini (cozze) sono stati chiamati in causa nella trasmissione della malattia ma tutte le pietanze risultano potenzialmente pericolose.

Episodi di criptosporidiosi possono verificarsi con maggiore facilità fra i membri di una stessa famiglia, fra i pazienti ed il personale degli ospedali, fra i bambini e gli anziani che vivono in comunità (asili nido, ospizi) ovvero in situazioni in cui sia facilitato il contatto fra soggetti sani ed infetti.

Epidemie di criptosporidisi sono state segnalate in interi quartieri urbani per contaminazione degliacquedotti pubblici con oocisti. Queste ultime, essendo molto piccole, sono in grado di attraversare i normali filtri utilizzati per le acque potabili.

Alcune categorie risultano più a rischio di contrarre la malattia fra questi gli individui immunocompromessi, gli omosessuali ( a causa di pratiche sessuali oro-anali) ed i veterinari.

sintomi

Nei soggetti immunocompetenti ovvero con sistema immunitario normale, il sintomo principale delle infestazioni da Cryptosporidium parvum è una diarrea  più o meno grave che tende spontaneamente a scomparire (autolimitante) nell’arco di circa 10 giorni. Nei bambini e negli anziani la sintomatologia appare più grave e può comportare l’ospedalizzazione.

Nei pazienti immunocompromessi cioè con deficit del sistema immunitario (malati di HIV o sottoposti a terapie con farmaci immunodepressanti) la malattia si manifesta con vomito, diarrea cronica acquosa e nei casi più gravi morte per disidratazione.

diagnosi

La diagnosi di sospetto si basa sull’osservazione della sintomatologia e sul riscontro della sua comparsa in soggetti a rischio. Tuttavia essendo queste indicazioni poco specifiche per la diagnosi di certezza si  ricorre all’impiego di test di laboratorio. In particolare l’esame delle feci consente l’individuazione del parassita.

prevenzione, controllo e terapia

Le misure di igiene ambientale volte a prevenire o limitare la diffusione e sopravvivenza del parassita sono alla base della prevenzione e del controllo della malattia.

E’ necessario di conseguenza :

  • Evitare di entrare in contatto con escrementi umani ed animali o all’evenienza, indossare guanti maneggiando materiale infetto (pannolini,  animali e loro deiezioni, terreno) o lavarsi accuratamente le mani;
  • Lavare bene verdure e frutta; sottoporre a cottura i molluschi crudi (cozze, vongole) in quanto possono essere fonte d’infezione;
  • Evitare di bere o nuotare in acqua contaminata da escrementi;
  • Utilizzare acqua in bottiglia, distillata o bollita nelle zone in cui sia nota una contaminazione dei bacini idrici con feci animali o umane;
  • Poiché le oocisti sono resistenti alle tecniche di purificazione dell’acqua con filtrazione (sono necessari filtri idonei), alla clorazione standard, agli antisettici ed a gran parte dei disinfettanti mentre sono inattivate dal congelamento, dalla bollitura, dalle alte concentrazioni di ammoniaca ed ipoclorito di sodio queste ultime tecniche possono essere impiegate per risanare eventuali ambienti o oggetti contaminati.

Le  precauzioni elencate devono essere rispettate in modo maggiore dai soggetti più a rischio.

Non esistono farmaci efficaci nei confronti della criptosporidiosi umana.

frequenza

L’infezione è diffusa in tutto il mondo. Le oocisti di Cryptoporidium sono state individuate  in  feci umane provenienti da 50 paesi diversi presenti nei 6 continenti. Nei soggetti sottoposti ad esame parassitologico delle feci provenienti da paesi industrializzati è stata stimata una prevalenza tra l’1 ed il 4,5% mentre nei paesi in via di sviluppo si aggira attorno al 3-20%.

In Italia un’epidemia di criptosporidiosi ha recentemente coinvolto circa 1700 membri di una comunità di recupero per tossicodipendenti a seguito della contaminazione dell’acqua potabile con il parassita.