Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Cadmio

caratteristiche generali

Il cadmio è un metallo pesante impiegato dall’uomo in molteplici attività industriali quali la produzione di batterie, le operazioni di placcatura, la combustione del carbone, la produzione di materie plastiche, la produzione di fanghi di depurazioni e presidi fitosanitari per l’agricoltura. Anche se il suo utilizzo è in diminuzione per via di rigide limitazioni normative, tale sostanza è molto diffusa nell’ambiente e, in caso di assunzione di cibi contaminati, può rendersi responsabile di intossicazioni croniche nell’uomo.

epidemiologia

La diffusione del cadmio nell’ambiente è legata prevalentemente all’inquinamento provocato dall’uomo. Le piante assorbono la sostanza dal suolo con facilità per poi concentrarla nelle parti commestibili in quantità talvolta sufficienti a determinare fenomeni tossici nell’uomo. Gli animali d’allevamento che si cibano di vegetali contaminati possono accumulare dosi consistenti di cadmio: tuttavia la sensibilità verso tale sostanza varia molto a seconda della specie. Anche se in dosi variabili, avviene sempre un accumulo del tossico in alcuni organi di deposito (soprattutto fegato e rene) che poi vengono destinati all’alimentazione umana con i rischi sanitari che ne conseguono. Il cavallo risulta essere molto sensibile al cadmio infatti, soprattutto nei soggetti meno giovani, si accumula nel fegato e nel muscolo a concentrazioni molto più alte rispetto alle altre specie. Nell’ambiente marino l’assorbimento del metallo avviene ad opera delfitoplancton e della macrofite per poi passare anche in molluschi e crostacei. In questi ultimi il cadmio si concentra notevolmente al contrario dei pesci dove, pur essendoci accumulo, la contaminazione non è paragonabile a quella degli invertebrati marini. L’uomo può assimilare il cadmio attraverso la dieta;

alcuni alimenti, per via della loro natura, presentano un rischio maggiore di essere contaminati:

  • Molluschi (cozze e ostriche)
  • Crostacei (soprattutto granchi)
  • Carne e fegato di cavallo
  • Cereali
  • Pesce

sintomi

L’assunzione prolungata di cadmio, anche in piccole dosi, può provocare fenomeni di tossicità cronica. Una volta che è stata introdotta nell’organismo attraverso il cibo, parte di questa sostanza viene assorbita a livello gastro-enterico, per poi accumularsi a livello renale ed epatico. Nonostante il cadmio venga lentamente eliminato attraverso le urine e le feci, se si raggiungono elevate concentrazioni si possono manifestare effetti tossici. Uno dei primi casi di intossicazione da cadmio è quello avvenuto a Fuchu, in Giappone, dove la popolazione, dopo aver consumato per anni del riso contaminato ha sviluppato una sindrome morbosa che è stata denominata “Itai.itai”. Tale malattia si caratterizzava per intensi dolori muscolari, disturbi nella deambulazione e danni all’apparato scheletrico. Anche gli organi di accumulo (fegato e rene) avevano subito danni consistenti per via della presenza del tossico nell’organismo. Gli effetti che si hanno a livello dei tessuti ossei è dovuto allo sconvolgimento che il cadmio provoca nei confronti del metabolismo del calcio determinando patologie quali l’osteoporosi e l’osteomalacia. Sono state descritte in altri casi anche alterazioni cardiovascolari (ipertensione),cefalea, perdita di appetito, caduta dei capelli, diarrea, anemia e  deficit immunologici.

diagnosi

L’avvelenamento da cadmio è un processo spesso impercettibile, che può andare avanti per lunghissimi periodi senza essere rilevato. Una diagnosi di certezza può essere effettuata sull’individuo attraverso un indagine di laboratorio, il mineralogramma, che permette di venire a conoscenza della quantità del metallo presente. Possono anche essere effettuate delle indagini ambientali per verificare la concentrazione di cadmio in una determinata area e quindi sapere se è stata contaminata. Nel campo della chimica degli alimenti, per rilevare il metallo, vengono utilizzate tecniche di spettroscopia.

prevenzione, controllo e terapia

cadmio, come tutti i metalli pesanti, è un contaminante accidentale delle derrate alimentari; la sua presenza nei cibi è quindi dovuta all’inquinamento degli ecosistemi terrestri ed acquatici da parte dell’uomo. La tutela dell’ambiente è il primo passo per evitare ripercussioni sulla catena alimentare. Il controllo delle industrie e di tutte le attività produttive che si avvalgono di tale sostanza risulta fondamentale per assicurarsi che avvenga una gestione adeguata. La lotta a discariche non autorizzate e sistemi di scarico inadeguati è indispensabile per evitare che rifiuti contenenti cadmio (come batterie, vernici, cavi elettrici..) possano rilasciare sostanze tossiche nell’ambiente circostante. Nell’ambito dell’Unione Europea vengono effettuati specifici piani di controllo per rilevare la presenza del cadmio negli animali e nei prodotti alimentari a rischio. Nel caso la sostanza sia presente in quantità superiore a quella consentita dalla normativa, le autorità sanitarie dispongono delle misure cautelari per evitare la commercializzazione di cibi contaminati. Non esiste possibilità da parte del consumatore di rilevare o eliminare la sostanza presente nei cibi. Tuttavia un’alimentazione bilanciata, che contiene adeguate quantità di metalli nobili quali cobalto, zinco e selenio, protegge dall’intossicazione da cadmio. La terapia, in caso di intossicazione, si basa sulla somministrazione di sostanze “chelanti” ovvero composti che riescono a catturare la sostanza tossica e a favorirne l’eliminazione dall’organismo. Vengono usate anche sostanze antagoniste quali lo zinco che, attraverso un meccanismo competitivo, determina un minore assorbimento del cadmio.