Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

Brucella

Caratteristiche generali


La brucellosi è una zoonosi sostenuta da bacilli gram negativi , immobili, aerobi ed asporigeni appartenenti al genere Brucella nel quale sono attualmente incluse 6 specie: Brucella abortusBrucella melitensis, Brucella canisBrucella suis, Brucella ovis e Brucella neotomae. La resistenza delle brucelle nell’ambiente esterno è influenzata da diversi fattori. Generalmente moltiplicano in modo ottimale a temperature di 37°C, possono sopravvivere per oltre 30 giorni all’essiccamento ed alla putrefazione mentre  la luce solare diretta ed i normali disinfettanti le inattivano in pochi minuti.

Nelle carni bovine Brucella abortus può rimanere viva e vitale per 2 settimane alla temperatura di 3-5 °C ed almeno 18 mesi a –27°C mentre in prodotti salati o affumicati per un periodo che varia da 4 ad 11 settimane. Nel latte e derivati la sopravvivenza delle diverse specie varia in funzione delle modalità di conservazione e della tecnologia di produzione. Solitamente le alte temperature (pastorizzazione, UHT) ed una lunga stagionatura, inattivano il germe. Bisogna sottolineare a tal proposito che l’effetto del calore sulle brucelle è funzione del tempo di esposizione e della temperatura utilizzata, ad esempio a 55°C occorrono 3 ore per determinare la morte dei germi.

epidemiologia

Tutte le specie del genere Brucella (ad eccezione di Brucella neotomae e di Brucella ovis) ed in particolare Brucella melitensis e Brucella suis, risultano patogene per l’uomo e per gli animali domestici (bovini, suini, ovincaprini e cani). Questi ultimi sono fondamentali per la trasmissione e la diffusione del microrganismo nell’ambiente. Molto importante è il ruolo degli ovicaprini in quanto  animali serbatoio di Brucella melitensis.

La brucellosi si trasmette all’uomo soprattutto a seguito del contatto con  sangue, urine, tessuti, feti abortiti,  secreti vaginali ed  invogli fetali di animali infetti. La placenta in particolare, costituendo una sede d’elezione per la localizzazione delle brucelle, è una pericolosa fonte di infezione. Per queste ragioni la brucellosi viene considerata una patologia professionale in quanto veterinari, allevatori, addetti alla macellazione ecc., ovvero categorie professionali che lavorano in stretto rapporto con gli animali, contraggono  più frequentemente la malattia.

La trasmissione della brucellosi all’uomo si può verificare, oltre che per contatto diretto con i materiali sopra elencati, anche per ingestione di alimenti ottenuti dalla mungitura o, molto raramente, dalla macellazione di animali infetti. Nonostante infatti, la resistenza delle brucelle nella carne sia considerevole, questa  non rappresenta una fonte frequente di contagio per il consumatore poichè le cariche microbiche in essa presenti non sono sufficienti a determinare malattia nell’uomo.

A dimostarzione di quanto detto, i dati epidemiologici identificano nei seguenti alimenti, i prodotti più a rischio di trasmissione:

  • latte non pastorizzato;
  • prodotti caseari ottenuti da latte non pastorizzato (crema, panna, formaggi freschi non fermentati o a breve stagionatura).

sintomi

I batteri presenti nei materiali infetti penetrano nell’organismo dell’uomo attraverso la via cutanea, aerogena, congiuntivale ed orale determinando diversi quadri patologici (forma subaclinica, acuta e subacuta, complicata e cronica).

L’infezione subclinica  si verifica più spesso in individui a rischio (veterinari, allevatori, addetti alla macellazione ecc.) ed è caratterizzata da modesta febricola; le forme acute e subacute presentano invece sintomi aspecifici quali febbre, debolezza, brividi, anoressia, sudorazione eccessiva e maleodorante (odore di stalla), ingrossamento della milza, occasionalmente perdita di peso, dolori articolari e muscolari. La febbre può essere continua, intermittente o ondulante (elevazioni termiche per alcune settimane seguite da 2 giorni di discesa fino al raggiungimento di valori normali; questo andamento  può ripetersi anche per mesi). In alcuni pazienti possono comparire ingrossamento della milza, del fegato e dei linfonodi.

Si parla di brucellosi localizzata e/o complicata nei quadri patologici in cui predomina il coinvolgimento di uno specifico organo (ossa, SNC, cuore, polmoni, milza, testicoli, fegato, colecisti, rene, prostata, cute, occhi)  mentre quando la malattia ha decorso protratto, spesso causato di una inadeguata terapia antibiotica, si presenta in forma cronica.

diagnosi

La diagnosi di sospetto si pone considerando l’anamnesi ovvero la  storia clinica del paziente (professione, eventuali contatti con animali, ingestione di alimenti ad alto rischio come i prodotti caseari non pastorizzati ecc.) ed osservando la sintomatologia. Anche il riscontro di anemia,leucopenia e trombocitopenia , può essere d’ausilio.

La diagnosi definitiva si ottiene isolando il batterio dal sangue, dal midollo osseo o da altri tessuti del malato. Attualmente molti laboratori usano delle tecniche di isolamento rapido.

I test sierologici (ad esempio sieroagglutinazione e test immunoenzimatici) permettono di verificare la presenza di anticorpi nei soggetti affetti da brucellosi.

prevenzione, controllo e terapia

La principale misura preventiva nei confronti delle infezioni umane è rappresentata dal controllo e dall’eradicazione della malattia negli animali. La Comunità Europea e l’Italia effettuano a tale scopo dei piani di monitoraggio nella popolazione animale a rischio mettendo in atto, nei confronti dei capi infetti e dei prodotti alimentari derivati, tutte le misure necessarie a tutelare la salute dell’uomo.

Inoltre una profilassi efficace nei confronti della brucellosi non può prescindere dall’esecuzione di adeguati trattamenti tecnologici degli alimenti incriminati. In questo senso la bollitura e lapastorizzazione  del latte garantiscono l’inattivazione delle eventuali brucelle presenti. In ogni caso è buona norma evitare il consumo di formaggi freschi prodotti con latte non pastorizzato o provenienti da aziende non controllate.

Le categorie a rischio, in ultima analisi, dovrebbero mettere in atto tutte le precauzioni necessarie (per esempio guanti) nel manipolare gli animali o i materiali potenzialmente contaminati.

Una volta contratta la malattia ed ottenuta una diagnosi di certezza, la terapia permette di abbreviarne il decorso, di alleviare i sintomi e di ridurre l’incidenza di complicazioni. Il trattamento si effettua mediante somministrazione di antibiotici (ad esempio doxiclina, streptomicina e rifampicina). Nella maggior parte dei casi l’evoluzione della brucellosi è favorevole e nell’arco di alcuni mesi si ha la guarigione. In talune circostanze si possono avere delle recidive soprattutto nei pazienti che non effettuano adeguatamente le terapie prescritte.

frequenza

La brucellosi è presente in tutto il mondo ed in modo maggiore nei paesi mediterranei dell’Europa, nel nord e nell’est dell’Africa, in India, in Medio Oriente, Asia centrale, Messico, America centrale e meridionale.

Sebbene sia una malattia a denuncia obbligatoria, i casi segnalati rappresentano una sottostima della situazione reale.

Nei paesi del Mediterraneo e mediorientali l’incidenza annuale di brucellosi umana varia da un minimo di 1 a un massimo di 78 casi ogni 100.000 persone. Dove non sono applicate misure di controllo si arriva a 550 casi su 100.000 persone. Le stime italiane risalenti al 1990 indicavano circa 2.7 casi ogni 100.000 abitanti, con un netto decremento rispetto alla prima metà del secolo. Questa tendenza è stata confermata dai dati del 2000 in cui l’incidenza si è ulteriormente abbassata ad 1.9 casi/100.000 soggetti. Nella nostra nazione la malattia ha una  diffusione più consistenete nelle regioni meridionali ed in Sicilia a seguito del maggior patrimonio zootecnico in ovicaprini, animali serbatoio di Brucella melitensis, la specie più infettiva per l’uomo. Un caso a parte è rappresentato dalla Sardegna che presenta  bassa incidenza della malattia nell’uomo nonostante l’elevata densità della popolazione ovicaprina.