Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana "M.Aleandri"

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana M. Aleandri

PESTE EUROPEA

Introduzione

La peste europea è una malattia denunciabile di natura batterica che colpisce la covata delle api. Fortunatamente, la nostra Apis mellifera ligustica presenta geneticamente una certa resistenza a questa patologia, tanto che a volte, soprattutto se si trova in condizioni ambientali favorevoli, la supera senza  subire gravi danni. Si deve tener presente tuttavia che, seppur caratterizzata da una prognosi molto meno infausta rispetto alla peste americana, in alcune zone dell’Europa sta assumendo un andamento più maligno, riuscendo a colpire e danneggiare gravemente anche colonie di api molto forti.

Eziologia

E’ una patologia provocata dal batterio Melissococcus plutonius (M. plutonius), spesso associato ad altri agenti batterici, tra questi: lo Streptococcus faecalis, l’Achromobacter eurydice, il Paenibacillus alvei ed il Bacillus laterosporus. A seconda del tipo di batteri che si associano al M. plutonius, la peste europea può manifestarsi nella famiglia colpita con una diversa sintomatologia (es. presenza/assenza di particolari odori). Plutonius è un germe che, sebbene asporigeno, è abbastanza resistente alle avversità ambientali: riesce a resistere all’essiccamento per un anno; può rimanere vitale nel polline per alcuni mesi.

Trasmissione

Similmente a quanto avviene per la peste americana, all’interno dell’alveare la malattia si diffonde per via orale ad opera delle api nutrici che, inconsapevolmente, si imbrattano di germi nel tentativo di ripulire le celle di covata dalle larve morte di peste europea e poi, quando vanno a nutrire la covata, la infettano. Da alveare ad alveare o da apiario ad apiario, la malattia si può propagare sia per azione delle api (soprattutto quando avvengono fenomeni di saccheggio) che per errori dell’apicoltore (l’impiego di miele infetto per alimentare famiglie sane, lo spostamento di famiglie ammalate durante il nomadismo, il commercio di materiale apistico infetto, l’utilizzazione di attrezzature contaminate, lo spostamento di favi da un’arnia ad un’altra, l’impiego periodico – peraltro illegale – di antibiotici, ecc.). La malattia, pur potendosi manifestare in ogni periodo dell’anno, è più frequente in primaveraestate, quando la covata è nel periodo di maggiore sviluppo. Questa constatazione ha fatto presumere che la patologia potesse essere favorita da una situazione di squilibrio fra il numero delle larve e quello delle api nutrici. Inoltre, la peste europea sembrerebbe essere più frequente in primavere fredde e piovose, in cui possono esserci carenze alimentari, in particolare di proteine, venendo a mancare nella alimentazione della covata il polline. Infine, si è visto che la qualità e la quantità delle fonti di nettare e di polline sono in grado di influire sul diverso decorso della malattia. Dal quadro descritto si deduce che, per la diffusione della peste europea, pur essendo necessaria la presenza dei germi sopra nominati, riveste un’importanza notevole la componente climatico-vegetazionale e lo stato della colonia: le famiglie deboli, le famiglie “stressate” per qualsivoglia motivo (soprattutto quelle che non hanno potuto godere di un’alimentazione sufficiente), come pure le famiglie geneticamente più sensibili, risultano essere particolarmente predisposte a questa malattia

Sintomatologia

La trasmissione dall’ape nutrice alla larva avviene per via orale. Dopo il contagio le larve pervengono a morte nei primi 4 giorni di vita, (indipendentemente se le larve sono di operaia, di fuco o di regina). La morte delle larve avverrà quindi a celletta aperta ed è questa una delle caratteristiche che consente di differenziare la peste europea da quella americana. Un’altra caratteristica importante ed utile per riconoscere questa malattia, consiste nel fatto che le larve colpite divengono di colore giallastro e invece di restare coricate su di un fianco a forma di C aderenti sul fondo delle celle, si possono contorcere a spirale, distendersi, ripiegarsi a ponte mostrando verso l’apertura della cella il dorso oppure le estremità. Le larve infettate arrivano a morte in pochi giorni dopo aver perso il loro riflesso bianco madreperlaceo per divenire dapprima bianco opache, poi giallastre ed infine di un colore giallastro-bruno. Dopo la morte, la larva diventa più scura, trasformandosi in una massa molle color brunastro che, a differenza delle larve colpite dalla peste americana, non è né viscosa, né filante.

Questa massa, seccandosi, forma una “scaglia” di color ruggine scuro simile a quella della peste americana ma, a differenza di quest’ultima, è facilmente  asportabile dalla celletta. La covata nel suo insieme si presenta non compatta, con celle contenenti larve ingiallite, morte. Possono essere presenti odori di diversa intensità, in funzione dei batteri presenti. Il M. plutonius, porta ad una covata che emana un odore acido, con larve flaccide ma integre; se però è associato al Bacillus alvei, la covata si presenta putrida ed emana un odore sgradevolissimo con larve liquefatte (ma non filamentose come nella peste americana). Esistono anche forme intermedie e forme in cui i favi non emanano alcun odore. Quando la patologia non è particolarmente avanzata, le api, specialmente se si sostituisce la regina e ci si trova in un periodo dell’anno favorevole (con presenza di abbondanti fioriture), possono riuscire a ripulire tutte le celle dalle larve colpite e la malattia può regredire spontaneamente fino a scomparire, evitando così che il contagio si diffonda al resto dell’apiario.

Diagnosi

Per la diagnosi di campo è sufficiente esaminare la covata per andare a ricercare i sintomi sopra descritti (covata sparsa, larve ingiallite morte in opercoli aperti, odore acido, etc.), cui può essere abbinato l’impiego di un kit diagnostico di campo (facilmente reperibile in commercio). Per la conferma della malattia è possibile inviare il campione presso laboratori specializzati (es. Istituto Zooprofilattico) in cui possono essere isolati i germi patogeni responsabili della malattia. In ogni caso vanno avvisati i Servizi Veterinari Pubblici.

Profilassi

La profilassi prevede di verificare che le famiglie abbiano sempre a disposizione scorte di alimenti, non somministrare miele alle api, rinnovare ogni 2-3 anni i favi, eliminare le regine predisposte verso tale malattia, effettuare correttamente la sciamatura artificiale, nel dividere le famiglie si deve cercare di evitare squilibri numerici tra api adulte e covata. Anche per la peste europea, come per le altre malattie della covata, è fondamentale compiere un’accurata visita primaverile in modo da diagnosticare il più precocemente possibile una eventuale insorgenza della patologia. Qualora si riscontrassero famiglie colpite gravemente da peste europea, soprattutto se la diagnosi viene effettuata a fine estate/autunno, converrà senz’altro distruggere la famiglia ed i favi seguendo le modalità già descritte per la peste americana. Andranno adottate le medesime precauzioni descritte per la peste americana anche ai fini della disinfezione delle arnie e del materiale apistico. Se la malattia ha invece interessato famiglie particolarmente forti, o si trova ancora negli stadi iniziali, sempre se ci troviamo in periodi dell’anno favorevoli (primavera/inizio estate), è possibile ricorrere alla sostituzione della regina, oppure ad una particolare tecnica apistica detta “blocco della covata”. L’interruzione della covata consiste nel rinchiudere la regina in una gabbietta, per poi mantenerla sospesa fra i favi per 10-20 giorni (in funzione della gravità della malattia, della forza della colonia e della quantità di scorte possedute). Le api, essendo stata interrotta la deposizione, ripuliranno bene le cellette dalla covata ammalata. Potremo anche levare i favi più colpiti dalla peste europea, per sostituirli con fogli cerei, per favorire una migliore pulizia dei favi infetti. Al termine, la vecchia regina andrà sostituita con un’altra regina giovane (ideale se dell’anno corrente e se ottenuta dalla arnie più produttive e resistenti alle malattie presenti in apiario).